In Aula alla Camera, maggioranza e opposizione sfileranno con risoluzioni distinte sul Dfp, pronte a darsi battaglia dopo l’intervento atteso del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il centrodestra, ancora alle prese con limature dell’ultimo minuto, punta su un testo che evochi flessibilità anziché scostamento, invocando la clausola di salvaguardia nazionale prevista dall’articolo 26 del nuovo patto europeo. Questa deroga permetterebbe di deviare dal percorso della spesa netta in casi eccezionali, come l’emergenza energetica, al di fuori del controllo dello Stato.
Il negoziato interno alla coalizione è stato aspro. Lega e Forza Italia partivano da posizioni distanti: gli azzurri favorevoli a rimodulare fondi di coesione e Pnrr verso l’energia, i leghisti tentati dall’abbandonare unilateralmente il patto di stabilità. Decisivo l’intervento della premier Giorgia Meloni, che ha sbloccato lo stallo proponendo di estendere l’autorizzazione parlamentare già concessa – 3,7 miliardi per difesa e sicurezza – anche alle urgenze energetiche. Contatti informali con Bruxelles e la volatilità del contesto internazionale potrebbero ancora ridisegnare il documento.
Di contro, il centrosinistra – unito da Pd, M5s, Avs e Italia viva – non usa giri di parole: la sua risoluzione reclama uno scostamento di bilancio con paletti netti. Esclude impegni militari, vincolandolo al contrasto della povertà assoluta, al sostegno di famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, al potenziamento della sanità pubblica. Chiede un piano di investimenti Ue sul modello di Next Generation Eu, una revisione del patto di stabilità per una crescita inclusiva, tagli immediati ai costi energetici e persino una legge sul salario minimo contro il lavoro povero. M5s e Avs hanno spinto per cristallizzare il riferimento allo scostamento, trasformando il testo in un vero manifesto economico che spazia dal piano casa al futuro del Pnrr.
Il duello parlamentare ruoterà inevitabilmente attorno a questo nodo dello scostamento, un principio che accomuna concettualmente gli schieramenti ma li divide su strade e destinazioni. “La destra vuole lo scostamento? Solo se non è per la follia della spesa militare o il ponte sullo Stretto”, tuona Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. “Non siamo pregiudizialmente contrari”, ribatte Antonio Misiani del Pd, “valuteremo nell’interesse del Paese”. Ma Stefano Patuanelli, vicepresidente M5s, avverte: “Se Giorgetti contemplasse un solo euro in più per le armi, è invotabile”.
Così, tra flessibilità evocata e scostamenti blindati, il Parlamento si appresta a misurare le vere intenzioni di un’Esecutivo sotto pressione, mentre l’emergenza energetica incombe e l’Europa osserva.







