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Salvini vuole il 5% degli utili dalle banche per la manovra: "1,5 miliardi l'anno"
Foto: Niccolò Caranti / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
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Salvini vuole il 5% degli utili dalle banche per la manovra: "1,5 miliardi l'anno"

Il vicepremier leghista annuncia un contributo triennale sulle prime dieci banche italiane. Anche Giorgetti aperto a un prelievo sul settore.

La Redazione ·11 agosto 2026 12:08 ·3 min di lettura

Una tassa sulle banche torna sul tavolo della politica italiana. Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, ha annunciato che nella prossima Legge di Bilancio 2027 chiederà un contributo del 5% sugli utili delle prime dieci banche italiane, da ripetere per tre anni consecutivi. Un prelievo che, secondo i calcoli dello stesso Salvini, potrebbe fruttare circa 1,5 miliardi di euro l'anno, stima ricavata applicando l'aliquota proposta a un utile complessivo del settore di circa 30 miliardi. Il leader leghista si è detto convinto che l'intera maggioranza di governo lo seguirà su questa strada.

La proposta arriva in un momento in cui i profitti degli istituti di credito italiani hanno raggiunto cifre significative. Secondo i dati comunicati direttamente dagli istituti nelle rispettive relazioni finanziarie, i cinque maggiori gruppi — Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena e Bper Banca — hanno registrato utili netti in crescita nel primo semestre del 2026, con Intesa e UniCredit che insieme hanno superato i 12 miliardi nei sei mesi. La crescita, inizialmente spinta dall'aumento dei tassi della Banca Centrale Europea, si è poi allargata ad altre voci di ricavo, tra cui commissioni e attività assicurativa, che pesano in misura crescente sui risultati dei grandi gruppi.

Salvini ha giustificato la misura sostenendo che una parte consistente di questi profitti poggia su garanzie statali e sulla differenza — a svantaggio dei correntisti — tra i tassi applicati ai depositi e quelli praticati sui prestiti. Ha citato come precedente l'intervento del governo spagnolo sul proprio settore bancario, precisando di non condividere altre scelte politiche del gabinetto Sanchez. Le risorse raccolte sarebbero destinate, nelle intenzioni del vicepremier, ad aumentare pensioni e stipendi nelle aree dove il costo della vita pesa di più, e a raddoppiare i militari impiegati nell'operazione Strade Sicure.

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Non è la prima volta che la politica italiana prova ad attingere agli utili del credito. Nel 2023 il governo aveva introdotto una tassa una tantum del 40% sugli extraprofitti bancari, calcolati sulla crescita del margine di interesse: il gettito atteso era di 2-3 miliardi, ma l'operazione non produsse il risultato sperato, anche per i margini lasciati agli istituti per costituire riserve di capitale. Anche per la Legge di Bilancio 2026 il governo aveva attinto al settore finanziario con un pacchetto di misure fiscali che aveva interessato banche, assicurazioni e transazioni di mercato.

L'annuncio di Salvini non arriva nel vuoto. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato pubblicamente che un contributo del settore bancario rientra tra le opzioni al vaglio per finanziare la prossima manovra, pur senza sciogliere ancora il nodo dell'entità e della forma tecnica che una simile misura potrebbe assumere. In passato, all'interno della stessa maggioranza, le posizioni non erano state compatte: la Lega si era mostrata favorevole a tassare gli extraprofitti, mentre Forza Italia aveva mantenuto un atteggiamento più cauto. La trattativa interna è dunque aperta.

Il contesto di bilancio in cui si inserisce la proposta è tutt'altro che agevole. Il Documento di programmazione economica deve essere inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre, e un passaggio decisivo sarà la certificazione del rapporto deficit/PIL 2025, attesa per il 22 settembre. Se il dato dovesse confermarsi al 3,1% — la stima preliminare — l'Italia non potrebbe chiudere in anticipo la procedura di infrazione europea aperta nel 2024, con evidenti riflessi sugli spazi di manovra disponibili. Lo stesso Giorgetti ha già comunicato al Parlamento che l'Italia chiederà la massima flessibilità consentita per le spese energetiche — pari allo 0,6% del PIL — mentre per la difesa ci si fermerà allo 0,9% cumulato fino al 2028. In questo quadro, trovare risorse aggiuntive senza fare nuovo debito è la sfida principale dei prossimi mesi. Un contributo sugli utili bancari potrebbe essere una risposta, ma la strada dalla proposta alla norma approvata è ancora lunga.

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