Salis, la condanna sul licenziamento degli assistenti e la replica: ricorso in arrivo
Il caso che coinvolge Ilaria Salis si è trasformato in un nuovo fronte di scontro politico e giudiziario. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Milano a risarcire oltre 300 mila euro a due ex assistenti, dopo la chiusura anticipata dei loro contratti di collaborazione nel 2025. Secondo la decisione, l’indennizzo copre i compensi non percepiti fino alla scadenza naturale del mandato, fissata al 2029, e tiene conto del fatto che Salis non si è presentata nel giudizio di primo grado.
La vicenda ruota attorno alla scelta di interrompere in anticipo il rapporto di collaborazione, una decisione che il tribunale ha ritenuto priva di giusta causa. È un passaggio che pesa non solo sul piano economico, ma anche su quello simbolico, perché tocca il rapporto tra esercizio del mandato, gestione delle risorse pubbliche e responsabilità verso i collaboratori coinvolti. In questo equilibrio, la sentenza ha dato ragione ai due ex assistenti, mentre ha aperto una frattura netta con la linea difensiva dell’eurodeputata.
La replica di Salis è arrivata con toni netti. Ha definito la decisione una sentenza «ai limiti del surreale» e ha annunciato di aver già presentato ricorso. Secondo la sua ricostruzione, la revoca non sarebbe stata né arbitraria né improvvisa, ma necessaria per garantire il corretto svolgimento del mandato, la tutela delle risorse pubbliche affidate alla sua responsabilità e gli interessi dei cittadini che rappresenta. Ha inoltre sostenuto che il processo di primo grado si sia svolto senza che lei ne fosse a conoscenza, affermando che le notifiche non le sarebbero mai arrivate nonostante i recapiti ufficiali e la PEC fossero disponibili.
La linea dell’eurodeputata punta ora tutto sull’appello, indicato come il passaggio decisivo per chiarire ogni aspetto della vicenda. Nel frattempo, il caso continua ad alimentare attenzione politica e mediatica, anche perché intreccia questioni di lavoro, procedura giudiziaria e gestione dell’incarico istituzionale. Proprio questa combinazione rende la controversia particolarmente delicata: non si tratta solo di un contenzioso economico, ma di una battaglia di interpretazioni sul perimetro stesso del mandato e sulle responsabilità che ne derivano.