Nuovo stop nella partita sulla governance Rai, una riforma rimasta in bilico da mesi e tornata ora al centro di un confronto sempre più teso tra maggioranza e opposizioni. L’audizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in Commissione VIII al Senato è stata rinviata al 10 giugno, e la decisione ha immediatamente riacceso le accuse di immobilismo e di ritardo politico.
Per le opposizioni, il rinvio pesa come un segnale grave. Il nodo non riguarda soltanto i tempi della riforma, ma il cuore stesso dell’assetto della tv pubblica. La legge vigente, sostengono, lascia al governo un potere di nomina sui vertici aziendali che sarebbe incompatibile con il Media Freedom Act, il regolamento europeo entrato in vigore lo scorso anno e pensato per rafforzare l’indipendenza dei servizi pubblici. È su questo punto che si è addensata la frattura più profonda: da una parte chi chiede di accelerare, dall’altra chi ritiene necessario fermarsi per chiarire il quadro tecnico e istituzionale.
Barbara Floridia, presidente della commissione di Vigilanza Rai, ha definito il rinvio «un fatto gravissimo», parlando di una vera e propria emergenza istituzionale. Nel suo ragionamento, il ministero dell’Economia starebbe trattenendo da mesi un passaggio considerato ormai non più rinviabile, mentre sullo sfondo si profila il rischio di una sanzione europea. Anche gli altri gruppi di opposizione hanno alzato il livello dello scontro, arrivando nei giorni scorsi a mettere in discussione la piena collaborazione nei lavori della commissione finché l’impasse non sarà superata.
La maggioranza replica in modo netto e ribalta la lettura dell’accaduto. I capigruppo del centrodestra al Senato spiegano che la richiesta di posticipare l’audizione di Giorgetti nasce dall’esigenza di attendere i pareri della commissione Bilancio, giudicati necessari per avere una visione complessiva e corretta del testo. In altre parole, il rinvio non viene presentato come un freno politico, ma come un passaggio di metodo. Una prudenza istituzionale, secondo il governo. Un artificio dilatorio, secondo le opposizioni.
Sul tavolo resta anche l’altro fronte caldo della vicenda: le indiscrezioni secondo cui la Commissione europea avrebbe inviato una lettera al governo italiano proprio sul rispetto del Media Freedom Act. Secondo quanto filtra dal Parlamento, il Mef avrebbe avviato interlocuzioni con i rappresentanti Ue per verificare se l’impianto della legge in vigore sia davvero in contrasto con le nuove norme europee. Da Bruxelles, sempre secondo queste ricostruzioni, sarebbe arrivato in via informale un giudizio favorevole sulla compatibilità della normativa attuale, ma senza una conferma pubblica e definitiva il quadro resta sospeso. Il punto più delicato della bozza sostenuta dal centrodestra riguarda infatti il trasferimento dei poteri di nomina dei componenti del Cda Rai al Parlamento, scelta che di fatto toglierebbe all’azionista un proprio rappresentante nel board.
Intanto, il clima politico si è ulteriormente surriscaldato dopo la tregua raggiunta tra gli schieramenti in seguito allo sciopero della fame avviato dal deputato di Iv Roberto Giachetti. Quella pausa aveva aperto uno spiraglio per la ripresa del dialogo in commissione di Vigilanza, ferma da quasi due anni, ma non ha cancellato le diffidenze reciproche. Le forze di governo continuano a contestare alla minoranza il mancato via libera alla nomina di Simona Agnes alla presidenza Rai, mentre l’opposizione insiste sul fatto che senza una riforma conforme ai vincoli europei il dossier non possa restare congelato ancora a lungo.
Un primo banco di prova arriverà mercoledì 27 maggio, quando alle 8.30 è prevista una riunione plenaria della bicamerale. Almeno in teoria, potrebbe segnare una ripartenza dell’attività; in pratica, però, non è affatto scontato che si arrivi a un’audizione vera e propria o a votazioni. Potrebbe trattarsi soltanto di una discussione generale, utile più a misurare i rapporti di forza che a produrre decisioni immediate. L’ordine del giorno sarà definito nell’ufficio di presidenza che precederà la plenaria, ed è solo lì che si capirà se la macchina parlamentare tornerà davvero a muoversi o se la partita Rai resterà ancora una volta sospesa tra rinvii, pressioni europee e scontro politico.







