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Ricorso contro Alemanno, Nordio lo revoca: "Non ne sapevo nulla"
Foto: Marika Ponzio / Pexels

Ricorso contro Alemanno, Nordio lo revoca: "Non ne sapevo nulla"

La Redazione ·26 luglio 2026 19:07

Una notifica recapitata dai carabinieri della stazione di Monte Mario, un ricorso in Cassazione firmato dal suo stesso ministero, e un ministro che dice di non saperne nulla. La vicenda giudiziaria di Gianni Alemanno ha vissuto venerdì 25 luglio 2026 uno dei suoi capitoli più surreali, chiuso nel giro di poche ore con una marcia indietro ufficiale e l'annuncio di un'indagine interna.

Al centro della storia c'è una riduzione di sei giorni della pena detentiva concessa all'ex sindaco di Roma dal Tribunale di Sorveglianza, sulla base di condizioni di detenzione giudicate inumane e degradanti. Alemanno, che aveva lasciato il carcere di Rebibbia il 24 giugno 2026 dopo aver scontato una condanna definitiva a un anno e dieci mesi per traffico di influenze — nell'ambito dell'inchiesta nota come Mondo di Mezzo — si è trovato a ricevere la notifica di un ricorso in Cassazione presentato dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria contro quello stesso sconto di pena. Un atto tanto più sorprendente perché, il 10 giugno, lo stesso Tribunale di Sorveglianza aveva già rigettato una precedente impugnazione del DAP sulla medesima questione.

La reazione di Alemanno è stata immediata e dura. L'ex sindaco — in carica a Roma dal 2008 al 2013, arrestato il 31 dicembre 2024 dopo la revoca dei servizi sociali per «gravissime e reiterate violazioni» — ha definito il provvedimento «incredibile» e ha parlato apertamente di «persecuzione» e «accanimento» nei suoi confronti. Con una punta di sarcasmo ha aggiunto che, se il ricorso fosse stato accolto, sarebbe dovuto rientrare in carcere per soli sei giorni: «Lo Stato sarebbe finito nel ridicolo».

La risposta del ministro Carlo Nordio non si è fatta attendere. Il Guardasigilli ha annunciato la revoca immediata del ricorso dichiarando di non essere stato informato della sua presentazione. Il Ministero ha attribuito l'accaduto a un «disguido burocratico» interno al DAP e ha disposto l'avvio di un'indagine per accertare le responsabilità. A completare il quadro, il ministero ha invitato Alemanno a un colloquio diretto con Nordio, anche per affrontare il tema più generale delle condizioni delle carceri italiane — questione che l'ex sindaco aveva sollevato già nel maggio 2025, con una lettera inviata allo stesso ministro per denunciare il sovraffollamento negli istituti penitenziari.

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Alemanno ha ringraziato Nordio per la «sensibilità dimostrata», ma ha tenuto il punto sui vertici del DAP, accusandoli di agire «in modo incontrollato anche rispetto al ministero di riferimento». Una critica che solleva interrogativi sulla catena di comando interna all'amministrazione penitenziaria: come può un ufficio del Dipartimento presentare un ricorso in Cassazione — già di per sé di dubbia utilità, visto il precedente rigetto — senza che il ministro ne sia a conoscenza?

Il caso apre, in realtà, due fronti distinti. Il primo è quello strettamente procedurale: l'indagine interna annunciata da Nordio dovrà fare luce su chi ha autorizzato l'atto e perché, in un contesto in cui la stessa impugnazione era già stata respinta in sede di sorveglianza. Il secondo è quello delle condizioni detentive: il Gabinetto del ministro aveva già avviato un'istruttoria sul sistema di calcolo degli spazi disponibili nelle celle, questione portata all'attenzione pubblica proprio da Alemanno durante la sua detenzione. La riduzione di pena contestata dal DAP era nata, d'altronde, dal riconoscimento di quelle stesse condizioni come inumane e degradanti — una qualifica che non riguarda solo Rebibbia, ma che fotografa una criticità strutturale del sistema carcerario italiano.

Per Alemanno, la vicenda si chiude senza conseguenze pratiche: la revoca del ricorso significa che lo sconto di pena rimane valido e nessun rientro in carcere è previsto. Ma il caso nel caso — un'impugnazione avviata e poi ritirata nell'arco di una giornata, con il ministro costretto a smentire il proprio dipartimento — resta una pagina imbarazzante per l'amministrazione della giustizia, indipendentemente da come si valuti la posizione dell'ex primo cittadino della capitale.

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