Ranucci intercettato: "mafiosi e massoni in Rai". FdI: «Denunci o l'azienda agisca contro di lui»
Un audio registrato durante una conversazione con Valentina Pelliccia, ora in possesso del quotidiano La Verità, attribuisce a Sigfrido Ranucci — conduttore di Report e vicedirettore della Rai — affermazioni che rischiano di aprire un nuovo fronte nella già tormentata stagione del servizio pubblico. Secondo quanto riportato dal giornale il 25 luglio 2026, Ranucci avrebbe parlato della presenza di «mafiosi e massoni in Rai», evocando anche l'esistenza di «servizi segreti deviati» e «logge segrete» all'interno dell'azienda. In chiusura, un'affermazione che suona quasi come un manifesto personale: «è da dentro che si fanno le battaglie».
Le parole, se confermate, cadono in un momento già delicato per il giornalista. Il 14 luglio scorso la Direzione Approfondimento della Rai aveva sospeso «cautelativamente» la messa in onda delle repliche estive di Report, motivando la decisione con la necessità di «fare piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore» e con l'esigenza di tutelare «un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico». Ranucci aveva accolto la notizia con «sconcerto e preoccupazione», accusando l'azienda di aver usato «il pretesto di vergognose congetture, assurde, veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche» per bloccare le repliche. La nuova stagione del programma è tuttavia confermata per l'autunno.
Il contesto di questa vicenda è più ampio di quanto sembri. La Rai aveva già avviato approfondimenti interni sulle inchieste di Report a seguito di una richiesta del ministro Urso, e il 30 aprile 2026 aveva inviato a Ranucci una lettera di richiamo per dichiarazioni riguardanti il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il «caso Ranucci» si intreccia inoltre con una vicenda che include un episodio definito «attentato» subito dal giornalista nell'ottobre precedente e il nome di Valter Lavitola.
Sull'audio pubblicato da La Verità è arrivata immediata la reazione dei componenti di Fratelli d'Italia in Commissione di Vigilanza Rai, che hanno definito le parole di Ranucci «gravissime» e «inaccettabili». La posizione del partito si articola in un doppio aut aut: o Ranucci «esce allo scoperto e denuncia pubblicamente la presenza della massoneria e della criminalità organizzata in Rai», oppure l'azienda «si tutela da queste accuse infamanti e gravemente lesive della sua immagine, intervenendo contro il conduttore». FdI ha inoltre sottolineato che la Rai è un'azienda di Stato e che un danno alla sua immagine si ripercuote sull'Italia stessa: un argomento che trasforma la questione da controversia interna a tema di interesse pubblico più largo.
Va detto che le affermazioni attribuite a Ranucci sollevano interrogativi su piani diversi. Sul piano giornalistico e deontologico, se il conduttore avesse prove concrete di infiltrazioni criminali o massoniche in Rai, la domanda che FdI pone — perché non ha denunciato? — non è priva di fondamento. Sul piano politico, però, è lecito notare come la richiesta arrivi da un partito che è parte della maggioranza di governo, in un momento in cui i rapporti tra Report e il centrodestra sono tutt'altro che sereni, e in cui la sospensione delle repliche era già stata interpretata da più parti come una pressione sull'autonomia del programma.
Un ulteriore segnale di quanto la situazione si stia complicando per Ranucci viene da un fronte inatteso: il Movimento 5 Stelle, che in passato aveva difeso pubblicamente il giornalista, sembra ora prendere le distanze dalla vicenda. Una variazione che, nel quadro complessivo, non è un dettaglio trascurabile.