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Pil in calo al 0,6% nel 2026-2027, deficit in salita: le previsioni riviste di Giorgetti

Pil in calo al 0,6% nel 2026-2027, deficit in salita: le previsioni riviste di Giorgetti

La Redazione ·23 aprile 2026 0:32

Il Documento di finanza pubblica per il 2026 segna un momento di riflessione profonda sulle traiettorie economiche italiane. Approvato dal Consiglio dei ministri, ritrae un quadro segnato da incertezze globali, con il Pil rivisto al ribasso: 0,6% nel 2026 e nel 2027, contro le stime precedenti di 0,7% e 0,8%; per il 2028, si attesta allo 0,8%.

Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia, ha illustrato queste cifre in conferenza stampa, sottolineando come il documento non sia un semplice elenco di numeri, ma una fotografia realistica di un'economia immersa in circostanze eccezionali. Validato dall'Upb, il Dfp già oggi appare discutibile, destinato a ulteriori aggiornamenti nelle settimane a venire. Non viviamo tempi normali, ha precisato: la guerra in Medio Oriente genera uno shock energetico che riverbera a livello globale, europeo e nazionale, richiedendo attenzione immediata.

Parallelamente, sale l'indebitamento netto. Il deficit passa al 2,9% nel 2026 (da 2,8%), al 2,8% nel 2027 (da 2,6%) e al 2,5% nel 2028 (da 2,3%). Il debito pubblico si stabilizza intorno al 137-138% del Pil nel triennio, appesantito dalle rate residue del vecchio Superbonus – 40 miliardi nel 2026, 20 nel 2027. Senza questo fardello, la traiettoria sarebbe discendente, ha chiarito Giorgetti.

Sul fronte europeo, il dibattito sul deficit 'fischia rigore'. "L'arbitro ha deciso", ha metaforato il ministro, richiamando le regole del gioco imposte da Eurostat. Il 3-3,1% discusso non altera il quadro post-28 febbraio 2026; oltre, l'interesse si sposta su priorità nazionali. In un Paese dove taluni esultano per autogol, ha ironizzato, l'Italia deve navigare con pragmatismo.

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Il Dfp introduce scenari multipli, favorevoli o avversi, sul modello internazionale. Previsioni? "Chiedetelo a Trump", ha replicato Giorgetti a chi indagava sui prossimi mesi. Decisioni altrui, oltre il controllo governativo, dominano l'orizzonte. E sullo scostamento di bilancio, l'Italia non esclude di muoversi da sola: come medici in un ospedale da campo, non basta l'aspirina per feriti multipli.

Le spese per la difesa restano fuori bilancio, ancorate a una risoluzione parlamentare che prevede incrementi progressivi una volta usciti dalla procedura di deficit eccessivo. Decisioni politiche imminenti, contestuali a nuove risoluzioni, chiariranno il percorso. Intatte le coperture per il piano casa; sul nucleare, il disegno di legge governativo lega la scelta a sicurezza nazionale ed economica.

Rigoroso l'esame delle coperture per il nuovo dl sicurezza, inclusi incentivi per rimpatri. Sul taglio accise, in scadenza il 1° maggio, la decisione slitta alla prossima settimana: priorità assoluta a tamponare l'inflazione sui combustibili per autotrasportatori, limitando speculazioni. "Le categorie sono sul piede di guerra", ha ammonito.

Fiducia totale nel sottosegretario Freni per nomine in Consob e Antitrust, da accelerare per certezze al sistema. Rispetto per il progetto Unicredit su Commerzbank – ambizioso, con razionali economici solidi – prima di discussioni su sedi tedesche. Infine, nel caso Terna, ringraziamento a Giuseppina Di Foggia per aver rinunciato alla buonuscita, atto di correttezza in linea con la direttiva del primo maggio 2023.

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