Piantedosi non cede su Schengen: «La revoca solo quando i rischi saranno azzerati»
Il ministro dell'Interno difende la sospensione dei controlli introdotta il 1° agosto e respinge le critiche di Madrid, definendone la risposta «ritorsiva».
Il confine tra Italia e Spagna è diventato, in piena estate, il terreno di uno scontro diplomatico che mette alla prova i fondamenti della libera circolazione europea. Il 13 agosto 2026, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha messo in chiaro la posizione del governo davanti a chi chiedeva un passo indietro: la sospensione parziale dell'Accordo di Schengen con la Spagna non verrà revocata prima del 15 agosto, e comunque non finché non saranno «completamente esclusi i rischi di sicurezza per l'Italia». Nessuna finestra di trattativa, nessun ammorbidimento.
Tutto è cominciato il 1° agosto 2026, quando Roma ha reintrodotto controlli mirati alle frontiere in arrivo dalla Spagna — via aerea e marittima — per un periodo di un mese. La misura, presentata dalla premier Giorgia Meloni come «straordinaria» per «salvaguardare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni per la nostra nazione», è stata motivata dall'eccezionale afflusso di migranti nell'enclave spagnola di Ceuta dal Marocco. I controlli, tiene a precisare Piantedosi, sono «mirati» e «selettivi»: riguardano i cittadini di Paesi terzi, non comunitari, e non toccano i viaggiatori spagnoli o europei in generale.
Madrid non ha accolto la distinzione con favore. Il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha definito la decisione italiana «eccessiva e non necessaria», «ingiusta, contraria agli interessi dell'UE e discriminatoria», e ha prima esortato Roma a fare marcia indietro «al più presto», poi — davanti al silenzio italiano — ha posto un ultimatum con scadenza al 9 agosto. L'Italia non si è mossa. La Spagna ha risposto introducendo, a partire dal 7 agosto e fino al 7 settembre 2026, controlli temporanei alle proprie frontiere per i viaggiatori in arrivo dall'Italia, giustificandoli con la «persistente pressione migratoria irregolare» che il nostro Paese starebbe attraversando e con presunte carenze italiane nell'applicazione delle nuove norme europee sul diritto d'asilo.
È proprio questa contro-mossa che Piantedosi ha respinto con la formula più dura: secondo il ministro, Madrid ha reagito con una «logica sostanzialmente ritorsiva», e lo avrebbe persino ammesso. L'accusa che l'Italia stia facendo «speculazione politica contro la Spagna» viene rigettata con altrettanta nettezza: l'obiettivo, ripete, è uno solo, la tutela della sicurezza nazionale. A chi obietta che la misura potrebbe essere sproporzionata o politicamente opportunistica, il governo risponde che la decisione è «pienamente conforme al diritto europeo» e che altri Stati membri hanno fatto e continuano a fare lo stesso — anche nei confronti dell'Italia — senza che nessuno abbia mai alzato la voce.
Non è un argomento inventato. L'Italia ha essa stessa in vigore controlli temporanei alle frontiere con la Slovenia, prorogati fino al 18 dicembre 2026, motivati dal rischio di infiltrazioni terroristiche lungo la rotta balcanica e dall'elevato livello di migrazione irregolare. E non è sola: Austria, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia hanno tutti reintrodotto, in tempi recenti, controlli alle proprie frontiere interne, quasi sempre giustificati con flussi migratori o minacce alla sicurezza. La Commissione Europea ha già richiamato l'Italia e altri otto Paesi a ridurre gradualmente queste misure, ritenendo che non tutte le proroghe siano adeguatamente motivate.
Il punto politico è esattamente questo: Schengen — lo spazio di libera circolazione che dal 1985 consente a milioni di europei di attraversare i confini interni senza mostrare il passaporto — ha da anni una valvola di sicurezza che i governi usano con crescente disinvoltura. Le «misure temporanee» rischiano di diventare la regola, non l'eccezione. Lo scontro Italia-Spagna ne è l'ultimo capitolo, ma sullo sfondo c'è una tensione più strutturale: cosa succede a un sistema pensato per l'integrazione quando i singoli Stati lo piegano, ciascuno a modo suo, a logiche di politica interna?
Per i cittadini che in queste settimane attraversano per lavoro, turismo o necessità il tratto aereo e marittimo tra i due Paesi, la risposta pratica è più concreta: controlli aggiuntivi, tempi potenzialmente più lunghi, e l'incertezza su quando la situazione tornerà alla normalità. Piantedosi non ha indicato una data. Ha detto solo che dipenderà dall'azzeramento dei rischi. Quando sarà, non lo sa — o non lo dice — nessuno.