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Il Papa all'Assunta: "I canoni estetici ci imprigionano, la vera bellezza è l'amore"
Foto: The Daphne Lens / Pexels
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Il Papa all'Assunta: "I canoni estetici ci imprigionano, la vera bellezza è l'amore"

A Castel Gandolfo, Papa Leone XIV celebra la messa dell'Assunta e sfida i modelli imposti dalla società consumistica: "L'amore è l'ornamento più bello dell'uomo".

La Redazione ·15 agosto 2026 14:09 ·4 min di lettura

Ferragosto a Castel Gandolfo, come vuole una tradizione secolare, ma con parole che guardano dritto al presente. Papa Leone XIV ha presieduto stamane la Santa Messa nella Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, e nell'omelia ha scelto un terreno insolito per una celebrazione mariana: la critica ai modelli estetici che la società contemporanea impone, giorno dopo giorno, a uomini e donne di ogni età.

«Il mondo ci impone canoni estetici, prevalentemente di stampo edonistico e consumistico, che rischiano di imprigionarci in pesanti condizionamenti», ha detto il Pontefice, aggiungendo che questo meccanismo ci porta a sprecare «energie preziose in ciò che non conta davvero». Un'accusa diretta alla cultura del corpo-oggetto, dell'apparenza curata a tutti i costi, della giovinezza come unico parametro di valore: un tema che attraversa i social network, la pubblicità, il cinema, e che il Papa ha ricondotto alla sua radice filosofica — un edonismo consumistico che misura la persona sulla sua superficie.

L'alternativa proposta da Leone XIV non è il rigore ascetico né l'indifferenza verso la propria persona, ma una ricollocazione del senso della bellezza. «L'amore è l'ornamento più bello dell'uomo», ha affermato il Pontefice: un amore che «trasfigura, trasforma, nobilita, porta in alto; che rende leggeri, liberi, vicini a Dio». La vera bellezza, in questa lettura, non consiste nel nascondere i segni del tempo che passa, ma nel portare visibili, anche nella carne, i segni di un amore che non finisce. Si riconosce, ha spiegato il Papa, «nel volto tenero di un bambino come nelle rughe di un anziano», e in quei visi capaci di irradiare «serenità, benevolenza e pace», anche quando segnati dagli anni e dalle sofferenze.

Il filo teologico che regge l'omelia è il dogma dell'Assunzione di Maria, proclamato da Papa Pio XII il 1° novembre 1950 con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus: Maria fu assunta in cielo in anima e corpo al termine della sua vita terrena. Per Leone XIV, questo mistero non è una verità lontana dalla vita quotidiana, ma una chiave di lettura dell'umano: la purezza dell'anima può, per grazia di Dio, illuminare e trasfigurare tutta la persona. La festività dell'Assunta — la principale solennità mariana nel calendario cattolico — viene così riletta come anticipazione della risurrezione della carne, e come modello di una bellezza che ha a che fare con l'interiorità più che con l'involucro.

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A sostegno della sua riflessione, il Papa ha citato due predecessori. Da San Paolo VI, che nell'omelia dell'Assunta del 15 agosto 1969 invitava a «rendere superlativi e assoluti i termini da noi usati nel linguaggio terreno... per figurarci in piccola dimensione l'eterno». E da Papa Francesco, che nell'esortazione apostolica Evangelii gaudium descriveva Maria capace di «trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza». Due immagini di bellezza che nasce dal poco, dalla cura, dalla presenza — non dall'abbondanza né dalla perfezione estetica.

L'omelia si è chiusa con una citazione di Sant'Agostino, scelta con precisione: «Cambia rotta, segui la luce! Inizia a levarti dallo stesso posto da cui è risorto lui». Un invito al movimento, alla conversione dello sguardo, che il Papa ha lasciato risuonare senza ulteriori commenti.

Dopo la messa, Leone XIV ha guidato la preghiera dell'Angelus in Piazza della Libertà, davanti al Palazzo Apostolico, davanti ai fedeli e ai turisti che affollavano i Castelli Romani nella giornata di Ferragosto. Il Pontefice si trova a Castel Gandolfo per un periodo di riposo estivo: la cittadina laziale ospita la residenza storica dei Papi dal 1626, quando Urbano VIII la scelse a questo scopo, e nel 2016 Francesco l'aveva aperta parzialmente al pubblico trasformandola in polo museale. La presenza di Leone XIV rinsalda, come si legge nelle note ufficiali, «il legame tra il Pontefice e la cittadina castellana».

Le parole sull'estetica consumistica, tuttavia, sono destinate a viaggiare oltre le mura di Castel Gandolfo. In un'epoca in cui il body image è diventato terreno di dibattito politico e sociale — dai filtri dei social alla chirurgia estetica accessibile, dai disturbi alimentari tra gli adolescenti alla pressione sui corpi femminili — il magistero papale si inserisce in una conversazione molto più larga di quella liturgica. Senza pronunciarsi su specifiche politiche o fenomeni, Leone XIV offre una cornice: la bellezza autentica ha radici morali, non commerciali. Un'idea antica, presentata il giorno in cui la Chiesa celebra ciò che considera il suo esempio più alto di umanità glorificata.

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