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Minori e reati, il governo inverte l'onere della prova: pioggia di critiche dai penalisti e dall'UNICEF
Foto: Sora Shimazaki / Pexels

Minori e reati, il governo inverte l'onere della prova: pioggia di critiche dai penalisti e dall'UNICEF

La Redazione ·25 luglio 2026 3:16

Un ragazzo di quindici anni che ruba uno zaino o partecipa a una rissa dovrà d'ora in poi essere considerato capace di intendere e volere, salvo prova contraria. È questa, in sintesi, la novità più rilevante del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio 2026, che modifica l'articolo 98 del Codice penale e una norma cardine del processo penale minorile del 1988. Il provvedimento, già ribattezzato informalmente «norma anti-maranza», non abbassa l'età dell'imputabilità — ferma a 14 anni — né inasprisce le pene. Ma capovolge la logica su cui si reggeva il sistema: non è più il giudice a dover dimostrare che il minore era maturo al momento del fatto, bensì sarà la difesa a dover dimostrare il contrario.

Il governo ha spiegato le proprie ragioni con chiarezza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che «chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne», aggiungendo che «chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inquadrato la riforma come uno strumento per «facilitare le indagini». Tra gli obiettivi dichiarati c'è anche quello di colpire chi si serve dei minori come manovalanza criminale, sfruttandone la posizione giuridica più favorevole.

Le voci critiche, tuttavia, si sono levate già nelle ore successive all'approvazione. L'Unione delle Camere Penali Italiane ha sollevato «forti dubbi di compatibilità costituzionale», sostenendo che la riforma incide «in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile», storicamente costruita attorno alla valutazione individuale della maturità e all'obiettivo del recupero educativo. I penalisti parlano di «preoccupante regressione culturale» e collocano il provvedimento in una strategia repressiva avviata con il cosiddetto decreto Caivano del 2023, che aveva già ampliato la custodia cautelare per i minorenni e ristretto l'accesso alle misure alternative al carcere.

Anche UNICEF Italia ha manifestato «grande preoccupazione». L'organizzazione richiama gli articoli 3 e 40 della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che impongono di orientare ogni intervento sui minori al loro superiore interesse e a un approccio educativo piuttosto che punitivo. Cita inoltre il Commento Generale n. 24 del 2019 del Comitato ONU sui diritti dell'infanzia, che raccomanda esplicitamente una valutazione della maturità psicologica ed emotiva caso per caso, non una presunzione generalizzata. Il rischio segnalato dall'UNICEF è che l'inversione dell'onere della prova indebolisca la finalità rieducativa della pena, garantita dagli articoli 27 e 31 della Costituzione italiana, e che gli adolescenti più vulnerabili vengano trattati senza tenere conto della loro fase di formazione.

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Dal fronte di chi lavora ogni giorno con i ragazzi dietro le sbarre arriva una prospettiva diversa dal discorso pubblico dominante. Don Claudio Burgio, cappellano dell'Istituto Penale Minorile «Cesare Beccaria» di Milano, ha definito il provvedimento «un passo indietro», ricordando che i giovani tra i 14 e i 16 anni sono spesso «profondamente incoscienti, ancora immaturi» e non sempre percepiscono la gravità di ciò che commettono. Ha criticato l'uso di etichette come «maranza» o «baby gang», che a suo giudizio semplificano «un fenomeno giovanile di disagio molto profondo». Don Gino Rigoldi, cappellano emerito dello stesso istituto, ha aggiunto che «la punizione li isolerà» e che servono soprattutto «dialogo e ascolto».

I numeri del fenomeno offrono un quadro più articolato di quanto il dibattito politico lasci trasparire. L'Italia ha uno dei tassi di criminalità minorile più bassi in Europa, eppure si registra un aumento dei minorenni denunciati per reati violenti: tra il 2019 e il 2024 le segnalazioni per rissa sono quasi raddoppiate, arrivando a 1.021 nel solo 2024. Al febbraio 2026 erano 565 i minori presenti negli istituti penali per minorenni, e tra settembre 2023 e settembre 2025 il numero complessivo di persone ristrette in tali strutture o in comunità è cresciuto del 36%. Nel Lazio l'aumento nello stesso periodo ha raggiunto il 39%. A fronte di questi dati, le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità sono calate drasticamente: da 256 nel 2004 a sole 60 nel 2024, a indicare che i giudici già oggi raramente utilizzano la scappatoia dell'incapacità di intendere e volere.

Il disegno di legge dovrà ora passare al vaglio del Parlamento, dove il dibattito — anche alla luce dei dubbi di costituzionalità sollevati — si preannuncia acceso. La domanda che resta aperta non riguarda solo la tecnica giuridica: riguarda quale idea di adolescenza e di giustizia voglia affermare il paese.

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