Messaggio promozionale Creativo di test
mercoledì, 29 luglio 2026
Ultimo aggiornamento alle 02:11
Il Plurale Quotidiano
Politica Interna
Minori imputabili dai 14 anni: il governo accelera sulla stretta

Minori imputabili dai 14 anni: il governo accelera sulla stretta

La Redazione ·24 luglio 2026 8:33

Il governo stringe sulla criminalità minorile e prova a cambiare il perimetro della responsabilità penale per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La nuova norma, approvata in Consiglio dei ministri, interviene sull’articolo 98 del codice penale e ribalta l’impostazione finora seguita: la capacità di intendere e di volere del minore che commette un reato non dovrà più essere verificata sempre e comunque dal giudice, ma sarà presunta fino a prova contraria. In altre parole, si sposta il peso dell’accertamento, con l’obiettivo dichiarato di rendere più semplice l’azione investigativa e più rapida la risposta dello Stato.

Giorgia Meloni ha affidato il messaggio politico a un videomessaggio diretto, netto, senza sfumature. Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, ha scandito la presidente del Consiglio, insistendo sul fatto che questo principio valga anche per i minorenni. La sua lettura è quella di uno Stato che non rinuncia alla fermezza ma che, al tempo stesso, vuole restare presente dove il rischio è quello della deriva. Nel suo racconto, il provvedimento si inserisce in una traiettoria già avviata con altri interventi: l’arresto dei minorenni trovati con un’arma, le norme più severe sui coltelli, le pene aggravate per i danneggiamenti in gruppo. Il nuovo passo, ha sostenuto, serve a dare continuità a una linea che unisce responsabilità e sicurezza.

Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato il disegno di legge come un tassello di un percorso più ampio, costruito dopo l’aumento della delinquenza minorile e dopo misure già adottate come il decreto Caivano. La sua formula è tecnica, ma il messaggio politico resta chiaro: non si abbassa l’età dell’imputabilità, che rimane fissata a 14 anni, e non si inaspriscono le pene; si interviene invece sulla presunzione, definita dal Guardasigilli come relativa e quindi superabile con prova contraria. La scelta, nelle intenzioni del governo, dovrebbe facilitare le indagini e ridurre gli spazi di incertezza nei casi più delicati, quelli in cui l’età anagrafica non basta da sola a raccontare la gravità del gesto.

Ma proprio qui si apre il fronte più aspro dello scontro politico e sociale. L’opposizione accusa il governo di spingere verso una logica di criminalizzazione generalizzata, trattando gli adolescenti come un blocco indistinto da punire e non come una fascia fragile da comprendere. Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, parla di un’intera generazione messa sotto accusa; Chiara Braga insiste sul fatto che la destra preferisca la ricerca di un bersaglio simbolico alla soluzione delle cause profonde del disagio giovanile. Angelo Bonelli, di AVS, legge nell’intervento una deriva autoritaria, sostenendo che il governo stia reagendo alla crescita della violenza con una catena di decreti e più repressione, non con più sicurezza reale.

Messaggio promozionale Pubblicità

Nel dibattito entra anche il mondo dell’infanzia. Save the Children mette in guardia dal rischio di applicare ai minori una logica troppo simile a quella degli adulti, perché la violenza giovanile non sarebbe un problema affrontabile con il solo strumento penale. L’organizzazione richiama inoltre un dato che racconta un’evoluzione diversa da quella evocata nel discorso politico: le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità tra i 14 e i 18 anni sono diminuite negli anni, segno che il sistema già oggi riconosce in modo sempre più limitato l’incapacità del minore. È un elemento che complica ulteriormente il quadro, perché suggerisce che la stretta annunciata interviene su un terreno già in trasformazione.

Sul fondo resta l’idea, molto politica e molto simbolica, di uno Stato che vuole mostrarsi più esigente verso chi trasgredisce e più presente verso chi rischia di perdersi. È in questa tensione che si muove la nuova linea del governo: responsabilità, sicurezza, deterrenza. Tre parole che riassumono la strategia e che, allo stesso tempo, spiegano perché il provvedimento sia destinato a dividere. Perché quando si parla di minori, la linea tra protezione e punizione non è mai solo giuridica. È culturale. E soprattutto, profondamente politica.

Nel frattempo, si raffredda un’altra ipotesi che nelle scorse ore aveva affiancato il dossier giustizia: un possibile intervento sulla legge 231, quella che disciplina la responsabilità delle aziende e tocca il tema della sicurezza sul lavoro. L’idea di introdurre premialità per imprenditori e manager in caso di rispetto dei requisiti non trova conferma, e la ministra del Lavoro Marina Calderone chiarisce che non esiste alcun fascicolo in quella direzione. Almeno per ora, dunque, il baricentro del governo resta altrove: sulla risposta alla devianza minorile e sul tentativo di rendere più dura, più rapida e più visibile la presenza dello Stato.

Potrebbe interessarti anche…