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Minorenni e reati, il governo inverte l'onere della prova: cosa cambia davvero
Foto: Yura Forrat / Pexels

Minorenni e reati, il governo inverte l'onere della prova: cosa cambia davvero

La Redazione ·25 luglio 2026 2:15

Il Consiglio dei Ministri ha approvato giovedì 23 luglio un disegno di legge che modifica le regole sull'imputabilità dei minorenni. La proposta, firmata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, tocca uno dei pilastri del sistema penale minorile italiano: il modo in cui si stabilisce se un ragazzo tra i 14 e i 18 anni fosse consapevole di ciò che stava facendo nel momento in cui ha commesso un reato.

Fino a oggi, per quella fascia d'età, era il giudice a dover verificare caso per caso la capacità di intendere e di volere dell'imputato. Con la nuova norma, che interviene sull'articolo 98 del Codice penale e sull'articolo 9 del DPR 448/1988, il punto di partenza si ribalta: la capacità si presume esistente, e sarà la difesa a dover dimostrare, se lo ritiene, che il minore non era in grado di capire le conseguenze delle proprie azioni. Nordio ha definito questa operazione un'«inversione dell'onere della prova», pensata per «facilitare le indagini» a partire dal presupposto che un sedicenne sia, in linea di massima, cosciente di quello che fa. Ha tenuto a precisare, però, che si tratta di una «presunzione relativa», non «assoluta»: la prova contraria resta possibile.

Cosa non cambia, invece, è altrettanto rilevante. L'età minima della responsabilità penale rimane fissata a 14 anni, e non sono state inasprite le pene per i minori imputabili: la riduzione della pena prevista per legge è confermata. Il governo, in sostanza, non chiede che i ragazzi vengano puniti come adulti, ma che si parta dall'assunzione che sappiano quello che fanno.

La premier Meloni ha sintetizzato così la logica del provvedimento: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne». E ha aggiunto che la norma «colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla». Il ddl si inserisce in un percorso già avviato con il cosiddetto Decreto Caivano del 2023, con cui l'esecutivo aveva già inasprito le misure contro la criminalità minorile.

Il contesto: cosa dicono i numeri

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Il quadro statistico offre elementi in più per capire perché il tema sia tornato al centro del dibattito. In Italia il tasso di criminalità minorile resta tra i più bassi d'Europa, ma alcuni indicatori mostrano segnali di preoccupazione. Tra il 2019 e il 2024, i minorenni denunciati o arrestati per rissa sono quasi raddoppiati. Nel 2025 è cresciuto il numero di minori coinvolti in procedimenti per associazione mafiosa in alcuni territori. Quanto agli omicidi commessi da minorenni, i dati degli ultimi dodici mesi segnano un aumento del 150%, da 14 a 35 casi, in controtendenza rispetto al calo generale degli omicidi nel Paese. Parallelamente, le sentenze di non luogo a procedere per immaturità accertata sono scese da 256 nel 2004 a sole 60 nel 2024: un dato che già prima della riforma segnalava una tendenza dei tribunali a riconoscere la piena capacità dei giovani imputati.

Opposizioni e società civile contro il provvedimento

Le critiche al ddl sono state immediate e argomentate. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha liquidato la misura come «propaganda». Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di «meccanismo perverso» e «deriva autoritaria». Sul fronte delle organizzazioni della società civile, Save the Children ha avvertito che «la violenza giovanile non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti», sottolineando come la specificità del sistema penale minorile nasca proprio dalla necessità di tenere conto della fase evolutiva degli adolescenti. Il CNCA — Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti — è andato oltre, affermando che equiparare minorenni e adulti di fronte alla legge «sancisce il fallimento di uno Stato che ha il compito prioritario di educare adolescenti in fase evolutiva», e che la nuova presunzione rischia di indebolire il principio della valutazione individualizzata che è il cuore della giustizia minorile.

Sullo sfondo resta un dato che merita attenzione: il numero di minorenni e giovani adulti presi in carico dagli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni ha già raggiunto quota 23.862, in aumento anche per effetto delle misure introdotte con il Decreto Caivano. Il disegno di legge approvato giovedì dovrà ora passare l'esame del Parlamento, dove si misurerà con un dibattito che, sui temi della giustizia minorile, è tutt'altro che chiuso.

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