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Militari di Futuro Nazionale sotto accertamento: fascismo e ombre russe nel mirino della Procura
Foto: Hockler73 / Wikimedia Commons, Public domain
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Militari di Futuro Nazionale sotto accertamento: fascismo e ombre russe nel mirino della Procura

La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti su sottufficiali legati al partito di Vannacci. In ballo la Legge Scelba e possibili influenze di Mosca.

La Redazione ·4 settembre 2026 6:09 ·3 min di lettura

La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate all'interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci il 6 febbraio 2026. La mossa è stata innescata da un esposto del Sindacato dei Militari, depositato sia alla Procura militare sia a quella ordinaria di Roma, e punta a verificare se esistano fatti di competenza della giurisdizione militare in capo a persone in servizio attivo che ricoprirebbero ruoli nel partito.

Nell'esposto vengono citati almeno due sottufficiali con legami dichiarati a Futuro Nazionale e impegno attivo nell'Aeronautica e nei Carabinieri. I destinatari formali della denuncia sono il generale Vannacci in qualità di presidente del partito, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini. Le ipotesi sollevate dal Sindacato sono pesanti: incitamento all'odio, e soprattutto violazione della Legge Scelba, la norma del 1952 che sanziona la riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un'associazione persegue finalità antidemocratiche, esalta la violenza, propugna la soppressione delle libertà costituzionali o svolge propaganda razzista. Secondo il Sindacato dei Militari, il programma di Futuro Nazionale presenterebbe «orientamenti ideologici e proposte operative» incompatibili con i valori democratici e con il giuramento di fedeltà alla Repubblica prestato da chi indossa una divisa.

A rendere ancora più delicata la vicenda, la Procura militare ha disposto gli accertamenti anche «alla luce di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera», un riferimento che si collega direttamente al fronte delle presunte influenze russe. Il Financial Times ha descritto Vannacci come un possibile «cavallo di Troia» dell'influenza di Mosca in Italia, una definizione che ha acceso il dibattito politico. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso il timore che la Russia possa tentare di condizionare le prossime elezioni italiane attraverso quella che ha definito una guerra ibrida, fatta di fake news e attacchi informatici, auspicando però che la ricostruzione del quotidiano britannico sia «assolutamente falsa». Una posizione ben diversa da quella del vicepremier Matteo Salvini, che ha smentito ogni possibile interferenza russa, dichiarandosi convinto che gli italiani non votino per influenze esterne e manifestando preoccupazione per una eccessiva «ansia antirussa».

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Il profilo di Vannacci è già segnato da vicende giudiziarie precedenti: fu indagato per istigazione all'odio razziale in relazione a frasi contenute nel suo libro Il mondo al contrario, pubblicato nell'agosto 2023 e al centro di polemiche per le posizioni su omosessualità, immigrazione e femminismo; e in un'altra occasione per presunte spese senza giustificativi durante il suo periodo come addetto militare a Mosca tra il febbraio 2021 e il maggio 2022. L'europarlamentare — eletto con la Lega nel luglio 2024 e poi uscito dal partito il 3 febbraio 2026 per fondare Futuro Nazionale — non risulta attualmente iscritto nel registro degli indagati per la vicenda in corso.

Su questo punto insistono sia il fronte politico che la difesa. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato al garantismo, giudicando «profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare in un'indagine per ricostituzione del partito fascista». L'avvocato di Vannacci, Giorgio Carta, ha a sua volta ribadito la serenità del suo assistito, escludendo qualsiasi rilevanza penale e ipotizzando al massimo un eventuale piano disciplinare.

Resta sullo sfondo la questione delle regole che già oggi vincolano i militari in servizio attivo. Il Codice dell'Ordinamento Militare vieta al personale in divisa l'accesso a cariche direttive nei partiti, la costituzione di nuclei politici organizzati e l'uso dello status militare per fare propaganda: norme che, indipendentemente dagli esiti penali, potrebbero rilevare sul piano disciplinare se le verifiche confermassero i ruoli attivi ipotizzati nell'esposto. Nel frattempo, il partito di Vannacci — che secondo un'analisi Ipsos di luglio 2026 aveva raggiunto il 6% nelle intenzioni di voto, superando la Lega e pescando elettorato principalmente da Fratelli d'Italia e dalla stessa Lega — si trova a gestire una pressione politica e giudiziaria che rischia di condizionarne il percorso proprio nella fase di rodaggio.

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