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Cavo Dragone avverte Mosca: un attacco alla NATO avrebbe una risposta senza precedenti
Foto: Jackie Faye Burton / Wikimedia Commons, Public domain
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Cavo Dragone avverte Mosca: un attacco alla NATO avrebbe una risposta senza precedenti

L'ammiraglio italiano alla guida del Comitato Militare NATO ribadisce la deterrenza dell'Articolo 5 mentre le tensioni con la Russia restano alte.

La Redazione ·29 agosto 2026 11:07 ·4 min di lettura

Mentre le tensioni tra Russia e NATO restano su livelli che non si vedevano da decenni, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare dell'Alleanza, ha ribadito con fermezza che qualsiasi attacco contro un paese membro provocherebbe una reazione militare senza precedenti. Il messaggio, rilanciato nei giorni scorsi, si inscrive in un momento di accesa discussione transatlantica su quanto seriamente vada presa la minaccia di Mosca e su come risponderle.

Cavo Dragone, ufficiale italiano che ricopre uno dei ruoli militari più alti nell'Alleanza, non è nuovo a dichiarazioni nette. Il 21 agosto aveva già riaffermato il supporto militare continuato della NATO all'Ucraina, sintetizzandolo in una formula destinata a restare: "la sicurezza dell'Ucraina è la nostra sicurezza". Nel dicembre 2025, aveva persino sollevato l'ipotesi — rimasta allo stato di suggestione strategica — che l'Alleanza potesse considerare un attacco preventivo come forma di difesa. Questa volta il messaggio torna a fondarsi sul pilastro classico della deterrenza: l'Articolo 5 del Trattato di Washington, il principio per cui un attacco contro uno è un attacco contro tutti, definito dalla NATO stessa come un "impegno ferreo".

Il quadro geopolitico che circonda queste dichiarazioni è tutt'altro che statico. A luglio, la Dichiarazione del Vertice di Ankara aveva già ribadito l'impegno dell'Alleanza a contrastare quella che viene ormai definita una minaccia a lungo termine alla sicurezza euro-atlantica. Poco dopo, valutazioni dell'intelligence statunitense di agosto hanno acceso un ulteriore campanello d'allarme: secondo quelle analisi, la Russia potrebbe tentare di "testare" la coesione della NATO attraverso un assalto limitato o azioni provocatorie nei prossimi anni, con le nazioni baltiche — Estonia, Lettonia e Lituania — indicate come possibili bersagli. Non un'invasione su vasta scala, dunque, ma operazioni ibride, cibernetiche o una pressione territoriale circoscritta, pensata per sondare i margini di risposta occidentale.

In questo contesto si colloca anche la visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, il 25 agosto. Un canale diplomatico inusuale — il capo dell'intelligence americana che incontra di persona i funzionari russi — usato per veicolare un avvertimento diretto: nessuna escalation contro gli alleati dell'Alleanza. Il Cremlino ha risposto per bocca del portavoce Dmitry Peskov, che il 27 agosto ha liquidato i rapporti sui presunti piani russi di attacco alla NATO come "storie di paura" e come qualcosa che non avrebbe "nulla a che fare con la realtà".

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La stessa giornata ha portato un'ulteriore complicazione: la Russia ha avvertito che potrebbe colpire obiettivi militari dentro e fuori l'Ucraina in risposta al supporto di Regno Unito e Francia a Kyiv — in particolare alla fornitura di tecnologia per la produzione di missili da crociera a lungo raggio Storm Shadow. Un segnale che la guerra in Ucraina continua a essere il principale vettore di attrito tra Mosca e l'Occidente.

Dentro lo stesso campo occidentale, però, le letture divergono in modo significativo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato il 27 agosto di non essere affatto preoccupato per un attacco russo alla NATO, citando "buoni colloqui" con Putin e affermando che il leader russo "non attaccherà un territorio NATO". Una posizione che contrasta nettamente con quella del primo ministro polacco Donald Tusk, che il 28 agosto ha avvertito che ci sono segnali concreti di una Russia che si stia preparando seriamente a un'escalation, e che i prossimi sette-otto mesi potrebbero rivelarsi critici per la sicurezza regionale. La Polonia, non a caso, ha ricevuto il 27 agosto la prima spedizione di carri armati Black Panther sudcoreani, che saranno schierati vicino al confine con la regione russa di Kaliningrad.

A temperare l'allarme ci sono anche alcune voci interne all'apparato europeo: funzionari del Vecchio Continente hanno riferito il 28 agosto di non disporre di prove che la Russia stia pianificando un attacco militare convenzionale contro la NATO o i Baltici. Una distinzione importante, che separa il rischio di azioni ibride e provocazioni circoscritte dall'ipotesi di uno scontro aperto.

Nel frattempo, sul piano operativo, la NATO ha intensificato le proprie esercitazioni. Steadfast Dart 26 è stata definita la più estesa dell'anno, pensata per dimostrare la capacità dell'Alleanza di schierare e sostenere rapidamente le proprie forze. A giugno, inoltre, sono state istituite le Forward Land Forces in Finlandia, il nono gruppo tattico multinazionale dell'Alleanza, con l'obiettivo di rafforzare la deterrenza lungo il fianco nord-orientale. Messaggi pratici, non solo retorici, che l'Alleanza lancia a Mosca mentre il dibattito politico — da Washington a Varsavia — resta aperto e, per molti versi, irrisolto.

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