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Politica Interna
Meloni sfida le opposizioni: né rimpasto né dimissioni

Meloni sfida le opposizioni: né rimpasto né dimissioni

La Redazione ·10 aprile 2026 8:02

Giorgia Meloni irrompe in Parlamento con la forza di chi sa che l'attacco è la miglior difesa. A quasi tre settimane dalla sconfitta al referendum, la premier spazza via polemiche infinite e pretestuose, presentandosi a Montecitorio e Palazzo Madama per tracciare una rotta chiara. Né rimpasto né dimissioni: l'esecutivo andrà avanti nella tempesta, governando con determinazione fino alla fine della legislatura.

Le opposizioni? Facciano pure con gli insulti e la demagogia, come accaduto alla Camera. Ma se presenteranno proposte serie, saranno ascoltate. Il messaggio è netto, diretto. Meloni ce l'ha soprattutto con Elly Schlein, nominata più volte, quasi a mutuare il suo "testardamente unitaria" per descrivere la postura italiana verso Washington. L'Italia, alleata degli Usa da ottant'anni, dice no quando non è d'accordo. Netta la condanna delle azioni israeliane, specie ora che in Libano si è passato il segno. E la politica estera? Non è turismo diplomatico, come accusano da "località esotiche". Quelle missioni nel Golfo sono maledettamente necessarie alla politica interna, soprattutto in tempi di crisi, per assicurare approvvigionamenti energetici contro lo shock dei rincari su energia, carburanti e generi di consumo.

La premier elenca i surreali teoremi dell'opposizione, incluso quello più doloroso: un padre morto, non visto dai suoi undici anni, tirato in ballo per contatti con il clan Senese emersi da inchieste milanesi. Rivendica chiarezza sull'antimafia, rilancia alla commissione di indagare sulle infiltrazioni nei partiti, compreso il suo. Nessuna lezione da prendere sulle mafie. Il faro resta il programma del centrodestra: cose fatte, da fare, senza nuove linee o promesse roboanti alla caccia di consenso, come il Reddito di cittadinanza o il Superbonus.

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Risorse scarse, magari aggravate da una crisi energetica che potrebbe sospendere il Patto di Stabilità. Eppure, con quanto disponibile e se ci saranno le condizioni, avanti con il taglio delle tasse, il rafforzamento del potere d'acquisto, dei salari – specie per i lavoratori fragili – e la spinta all'occupazione femminile, ancora fanalino di coda in Ue. Ma Meloni ammette mea culpa su dossier cruciali: liste di attesa in sanità inaccettabili, sicurezza da potenziare. Scelte non semplici, né indolori: interesse della nazione anteposto al partito.

La maggioranza resta solida, la direzione chiara verso l'interesse nazionale. I cittadini giudicheranno nel 2027, in primavera o forse in autunno, al termine della legislatura.

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