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Politica Interna
Meloni mai così dura con Israele: il rilancio in Parlamento

Meloni mai così dura con Israele: il rilancio in Parlamento

La Redazione ·9 aprile 2026 4:52

Mai così dura. In sole quarantotto ore, Giorgia Meloni ha tracciato una linea netta, distanziandosi dalle minacce di Donald Trump all'Iran e dagli attacchi israeliani in Libano. Ha denunciato azioni irresponsabili, come quelle contro un convoglio Unifil italiano, proprio alla vigilia dell'informativa al Parlamento, a poco più di due settimane dalla sconfitta referendaria.

Per la prima volta dopo una debacle, si presenta alla Camera alle nove e al Senato alle tredici. I temi della politica estera saranno centrali, intrecciati a sicurezza e lavoro: i dossier su cui la premier scommette per traghettare l'esecutivo verso la fine della legislatura e un record di longevità. Non sorvolerà su referendum e riforma della giustizia, ma limerà ogni parola con il suo staff, meditando in giorni di intensa riflessione. L'esecutivo non si ferma – un nuovo Consiglio dei ministri è in agenda per l'emergenza frana in Molise – e non si apre una fase 2. Piuttosto, continuità.

Questa informativa, destinata a durare un'ora, delinea la postura geopolitica del governo: fedeltà alle alleanze con Usa e Israele, ma con la rivendicazione di dire no quando necessario. Meno esplicita con Trump, più netta con Benjamin Netanyahu. Dieci giorni fa il caso Pizzaballa; ora, la condanna all'ondata di attacchi in Libano, che per la terza volta ha colpito caschi blu italiani, nonostante le rassicurazioni. Concetti ribaditi anche nei colloqui con Washington.

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Il cambio di passo traspare dall'imbarazzo tra i meloniani per l'endorsement di JD Vance, il vice di Trump. Da Budapest, ha espresso delusione per la leadership europea sull'Ucraina, lodando Meloni – "molto utile, come alcune capitali dietro le quinte" – ma elevando Orban come il più efficace nel far comprendere entrambe le parti. Risvolti del conflitto in cima alle preoccupazioni di Palazzo Chigi, senza misure emergenziali immediate. Un cessate il fuoco? "Buona notizia per Iran, Golfo, Israele e la nostra economia", ha tagliato corto Antonio Tajani in Aula. Freddezza, intanto, per i toni di Guido Crosetto dal Transatlantico.

Casi come quello di Piantedosi scivolano in secondo piano, soppiantati dalle nomine dei sottosegretari. Meloni potrebbe rievocare il selfie con Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese: fango nel ventilatore. Dopo l'informativa, interverrà Giovanni Donzelli per Fratelli d'Italia; poi i leader dell'opposizione – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi – che prevede un tentativo di deviare sulla politica estera. I dem insistono sul fallimento: "bilancio negativo, parlano i numeri". Schlein incalza sulle parole di Emanuele Orsini di Confindustria, che invoca un debito pubblico europeo. "Meloni rinunciataria, forse per Trump e Orban", attacca. "Ora scelga l'Italia e l'Europa, non amici e ideologia".

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