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Meloni: «L'Europa deve proteggere i confini». E sull'economia: «Dati incoraggianti»
Foto: Shlok Rana / Pexels
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Meloni: «L'Europa deve proteggere i confini». E sull'economia: «Dati incoraggianti»

La premier intervistata il 14 agosto da Milano Finanza su immigrazione ed economia. Numeri in chiaroscuro su crescita e flussi migratori.

La Redazione ·14 agosto 2026 15:06 ·4 min di lettura

Ferragosto o no, Giorgia Meloni non allenta la presa sui due temi che più caratterizzano l'agenda del suo governo: l'immigrazione e la tenuta dell'economia. In un'intervista rilasciata il 14 agosto a Milano Finanza, la Presidente del Consiglio torna su entrambi i fronti con toni risoluti, citando numeri e scenari che meritano di essere esaminati con attenzione.

Il caso Ceuta e la risposta italiana

Il punto di partenza è la crisi scoppiata a Ceuta, l'enclave spagnola in territorio africano, dove a fine luglio sono arrivati oltre 70.000 migranti in pochi giorni. Un evento che Meloni definisce «grave crisi migratoria» e che, a suo avviso, impone «la massima attenzione e tutte le misure necessarie». L'Italia ha già risposto introducendo controlli temporanei alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, mentre per il 15 agosto si prefigura una possibile nuova ondata di arrivi.

La premier non si ferma alla risposta emergenziale. Il 1° agosto, l'Italia — insieme alla Danimarca — ha promosso una lettera sottoscritta da 22 Stati membri dell'Unione Europea che chiede un'azione comune: rafforzare le frontiere esterne, contrastare i trafficanti, rendere più efficaci i rimpatri. Una mossa che Meloni legge come conferma di un cambio di clima in Europa. «La stragrande maggioranza delle Nazioni europee condivide la posizione italiana», ha dichiarato, indicando come priorità la protezione delle frontiere esterne e la difesa della libertà di circolazione alla base del sistema Schengen. Il governo intende proseguire su questa strada, anche esplorando soluzioni come gli hub nei Paesi terzi, previsti dal Regolamento rimpatri, e altre misure al di fuori del perimetro europeo.

Sul piano dei numeri, i dati di Frontex — l'agenzia europea di sorveglianza delle frontiere — mostrano che gli attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell'UE sono diminuiti del 37% nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, attestandosi a circa 61.000 rilevamenti. La rotta del Mediterraneo centrale, quella più rilevante per l'Italia, segna un calo del 55% (16.454 rilevamenti), mentre quella orientale resta la più battuta con 20.232 attraversamenti (-28%). C'è però un'eccezione che pesa: la rotta del Mediterraneo occidentale, che tocca la Spagna, è l'unica grande rotta in crescita con 11.217 casi, il 37% in più rispetto all'anno scorso. Ed è proprio da lì che arriva la crisi di Ceuta. I dati Frontex, va precisato, non includono gli eventi eccezionali di fine luglio.

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Anche gli arrivi via mare in Italia segnano un calo significativo: tra gennaio e fine aprile del 2026, sono stati 8.379, quasi la metà rispetto allo stesso periodo del 2025 (14.758) e del 2024 (16.090). Sul versante normativo, il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, adottato nel 2024, mentre il 10 aprile è diventato pienamente operativo l'Entry/Exit System (EES), il sistema informatico che registra ingressi e uscite dei cittadini extra-UE ammessi per soggiorni brevi. Dall'avvio progressivo dell'EES nell'ottobre 2025, sono stati registrati oltre 52 milioni di transiti, oltre 27.000 rifiuti di ingresso e quasi 700 persone identificate come minaccia per la sicurezza dell'Unione.

I numeri dell'economia: ottimismo con qualche asterisco

Sulla parte economica, Meloni parla di dati «incoraggianti». Cita una crescita dell'1% nel secondo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, risultati che definisce «superiori alle previsioni e in linea con quelli dell'Eurozona». Rivendica anche l'incremento del PIL pro capite, cresciuto di quasi 4.500 euro rispetto al 2022, e il crollo dello spread: dai 233 punti base al momento dell'insediamento del governo, nell'ottobre 2022, agli attuali 76 punti base. Aggiunge che l'Italia è l'unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario già nel 2024 e che l'occupazione ha raggiunto massimi storici. Quanto alla crescita acquisita per l'intero 2026, la premier indica una progressione dello 0,8%.

I dati indipendenti, però, tracciano un quadro più sfumato. L'Istat certifica una crescita del PIL dello 0,3% nel primo trimestre del 2026 in termini congiunturali — positiva, quando l'area euro segnava -0,2% — ma stima la crescita acquisita per l'intero anno allo 0,6%, un valore più contenuto rispetto a quello indicato dalla premier. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per l'Italia un +0,5% nel 2026, mentre Confesercenti si attesta allo 0,9%. Il quadro è dunque di crescita moderata e positiva, ma con stime che variano a seconda della fonte — e che non coincidono con le cifre citate da Palazzo Chigi.

Meloni riconosce anche un problema strutturale: la bassa produttività del lavoro, legata alla struttura produttiva fondata su micro e piccole imprese e ai ridotti investimenti in innovazione, ricerca e capitale umano. Un nodo che il governo intende affrontare anche attraverso il ritorno all'energia nucleare di nuova generazione. Sul fronte dei prezzi dell'energia, annuncia che nel prossimo biennio verranno destinate 14 miliardi di euro di risorse aggiuntive per mitigare gli aumenti a carico di famiglie e imprese. Quanto alla procedura di infrazione europea, la premier la considera «un obiettivo alla portata» dell'Italia, senza indicare tempi precisi.

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