Mattarella a Merano per gli 80 anni dell'Accordo De Gasperi-Gruber: "I confini siano punti d'incontro"
Il Presidente della Repubblica celebra l'anniversario del patto del 1946 sulla tutela delle minoranze in Alto Adige e lo propone come modello europeo.
Ottant'anni fa, il 5 settembre 1946, due ministri degli Esteri si sedevano a Parigi per risolvere una questione aperta da decenni: il destino della comunità di lingua tedesca e ladina che viveva in Alto Adige sotto la sovranità italiana. Oggi, in quella stessa data, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto Merano per ricordare l'accordo che porta i loro nomi — Alcide De Gasperi e Karl Gruber — e per rilanciarne il significato in un'Europa che torna a fare i conti con frontiere, identità e convivenza tra popoli diversi.
Il messaggio centrale del discorso presidenziale è racchiuso in una frase che vale quasi come manifesto: «I confini, da storici ostacoli, sono divenuti punti di incontro tra terre e popoli». Non una retorica di circostanza, ha precisato Mattarella, ma il frutto concreto di una scelta che De Gasperi e Gruber compirono con coraggio, condividendo la convinzione che le minoranze linguistiche non potessero essere trattate come un problema da neutralizzare, ma come una ricchezza da tutelare. L'accordo, ha aggiunto il Capo dello Stato, non è stato «un banale compromesso», bensì un modello innovativo, ancora oggi invocato in Europa quando si cercano soluzioni a controversie di difficile composizione.
Cosa stabilì l'Accordo di Parigi
Firmato come allegato al Trattato di pace tra l'Italia e le potenze alleate, il patto De Gasperi-Gruber definiva una serie di garanzie concrete per la popolazione di lingua tedesca del Trentino-Alto Adige: l'insegnamento primario e secondario nella propria lingua madre, l'uso paritario dell'italiano e del tedesco nelle pubbliche amministrazioni e nei documenti ufficiali, la toponomastica bilingue, il diritto di recuperare i cognomi germanici italianizzati durante il fascismo e condizioni di parità nell'accesso ai pubblici uffici. Prevedeva inoltre l'esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo per le popolazioni delle zone interessate.
Il contesto storico da cui quell'accordo nasceva era pesante. L'Alto Adige era passato all'Italia con il Trattato di Saint-Germain del 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale. Il regime fascista aveva poi imposto politiche di italianizzazione forzata, e gli accordi Hitler-Mussolini del 1939 avevano costretto i sudtirolesi a scegliere tra trasferirsi nel Reich o restare in Italia rinunciando alla propria cultura. Da quel retroterra di ferite nasce la necessità, nel 1946, di trovare un'architettura giuridica capace di garantire davvero la convivenza.
Il cammino verso la piena autonomia non fu né breve né indolore: il Primo Statuto del 1948 e il Secondo del 1972 costruirono progressivamente l'impianto istituzionale, in un percorso segnato anche da episodi di terrorismo. Solo nel 1992, con il cosiddetto «pacchetto» e il riconoscimento in sede ONU, la vertenza fu considerata definitivamente chiusa.
Alle celebrazioni di Merano era presente anche il Presidente federale austriaco Alexander Van der Bellen, che ha definito l'Alto Adige un simbolo dell'Europa unita. Il Presidente della Provincia di Bolzano, Kompatscher, ha invece sottolineato che l'autonomia altoatesina non è «caduta dal cielo» e ha citato l'impegno dell'attuale governo sulla riforma dello Statuto. Voci diverse, dunque, che raccontano come l'eredità di quell'accordo sia ancora viva nel dibattito politico e istituzionale, non solo nella memoria storica.
Mattarella ha insistito su un principio che ritiene fondante tanto per l'accordo del 1946 quanto per la Costituzione italiana: «Non si è allogeni, stranieri, a casa propria». Una formula che suona anche come risposta implicita alle tensioni identitarie che attraversano l'Europa contemporanea, dove i temi della minoranza linguistica, dell'autonomia regionale e dei confini tornano spesso al centro del dibattito pubblico con accenti ben meno pacifici.
Nel pomeriggio della stessa giornata, il Presidente ha partecipato alle celebrazioni della Giornata dell'Autonomia a Trento, presso il Teatro Sociale, completando un itinerario istituzionale che attraversa simbolicamente i territori che quell'accordo volle tenere insieme. Non è la prima volta che Mattarella sceglie questo territorio per appuntamenti istituzionali di peso: già nel 2017 e nel 2019 era stato a Merano insieme al presidente austriaco, per i venticinque anni dalla chiusura della controversia altoatesina e per il centenario del Trattato di Saint-Germain.
L'80° anniversario dell'Accordo di Parigi non è, in questo senso, una celebrazione autoreferenziale. È anche un'occasione per ricordare che certi equilibri, oggi dati per scontati, sono stati costruiti con fatica da statisti disposti a guardare oltre le convenienze del momento — e che mantenerli richiede ancora cura.