Ceuta, l'Italia proroga i controlli con la Spagna: altri 15 giorni di stop a Schengen
Dopo l'afflusso di 72.000 migranti a Ceuta a fine luglio, Roma estende i controlli alle frontiere aeree e marittime con Madrid fino a metà settembre.
Tutto è cominciato nella notte tra il 30 e il 31 luglio, quando circa 72.000 persone — prevalentemente giovani uomini — hanno attraversato illegalmente il confine dal Marocco verso Ceuta, l'enclave spagnola in Nord Africa. La maggior parte è entrata nuotando intorno ai frangiflutti di Tarajal e Benzú o percorrendo a piedi la costa. Almeno 88 persone sono morte durante i tentativi di attraversamento. Da quella crisi è partita una catena di reazioni che, due mesi dopo, tiene ancora sospesa una delle libertà fondamentali dello spazio europeo: la libera circolazione senza controlli alle frontiere interne.
Il governo italiano ha notificato alla Commissione Europea la proroga per ulteriori 15 giorni dei controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, a partire dal 1° settembre 2026. La misura era stata introdotta il 1° agosto — per una durata iniziale di trenta giorni — come risposta diretta all'emergenza di Ceuta. Ora si allunga, sulla base dell'analisi del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, che ha rilevato il permanere delle condizioni che avevano giustificato la reintroduzione. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito la proroga una «scelta necessaria per proteggere la sicurezza dei nostri cittadini e difendere i confini d'Europa», descrivendo la misura come provvisoria e finalizzata a prevenire «infiltrazioni, a partire da quelle di matrice jihadista». Il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha espresso la speranza che questa sia l'ultima proroga, segnalando un possibile avvicinamento alla normalizzazione.
Per i cittadini italiani, spagnoli e più in generale europei la situazione cambia poco in concreto: il governo ha chiarito che i controlli riguardano esclusivamente i cittadini di paesi terzi, senza effetti sul traffico ordinario di passeggeri comunitari. Cambia invece il quadro diplomatico, già teso. La Spagna aveva risposto all'iniziativa italiana introducendo a sua volta, dall'8 agosto, controlli sugli arrivi via mare e via aria dall'Italia. Ora Madrid ha deciso di estenderli anch'essa di 15 giorni, fino al 21 settembre. Il Premier spagnolo Pedro Sánchez non ha usato mezze misure nel commentare le scelte di Roma: le ha definite «ingiustificate, discriminatorie e contrarie agli interessi dell'Unione Europea». Sánchez ha criticato anche la lettera firmata da 22 dei 27 Stati membri — Italia compresa — che metteva in discussione la politica migratoria spagnola.
Il nodo di Ceuta resta irrisolto. Entro il 3 agosto circa 70.000 persone erano tornate volontariamente in Marocco, ma a fine agosto migliaia di migranti — tra cui numerosi minori non accompagnati — erano ancora nell'enclave, con stime che oscillano tra 2.500 e 8.000 persone. La Spagna ha chiesto l'intervento di Frontex e Europol per lo screening di chi è rimasto, e ha presentato all'UE una richiesta di finanziamenti di emergenza per rafforzare le infrastrutture di sicurezza e ampliare la capacità di accoglienza, con attenzione particolare ai minori. Il Commissario europeo per la Migrazione Magnus Brunner ha offerto il supporto di Frontex, sottolineando però che i controlli devono restare «limitati nel tempo» e rassicurando che «non una singola persona è passata a terraferma UE» da Ceuta.
C'è poi un elemento di contesto che rende la vicenda ancora più significativa: a giugno 2026 la Commissione Europea aveva raccomandato a nove Stati Schengen — tra cui l'Italia — di eliminare gradualmente i controlli interni, visto che alcuni li mantenevano già da anni. La crisi di Ceuta ha rimescolato le carte, rimettendo al centro un dibattito mai sopito su come l'Unione Europea intenda gestire i flussi migratori alle proprie frontiere esterne. Il Codice delle frontiere Schengen consente la reintroduzione temporanea dei controlli in presenza di una grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza interna, ma la qualifica questa come «misura di ultima istanza». Quanto a lungo possa durare l'ultima istanza è, per ora, una domanda aperta.