Cisgiordania, coloni attaccano una troupe NBC: Netanyahu condanna ma l'IDF non interviene
Il corrispondente Matt Bradley e altri tre colleghi feriti a Jalud il 29 agosto. Crescono gli episodi di violenza: +63% di attacchi nella prima metà del 2026.
Erano in strada per raccogliere la testimonianza di una donna palestinese cacciata di casa quando quattro uomini mascherati sono scesi da un'auto con targa israeliana, bastoni e pietre in mano. La troupe di NBC News si trovava a Jalud, cittadina della Cisgiordania nei pressi di Nablus, sabato 29 agosto 2026, quando è stata aggredita da coloni israeliani. Il corrispondente Matt Bradley è stato colpito due volte al braccio e soccorso in una clinica della zona; altri tre colleghi — tra cui il cameraman e la produttrice Lawahez Jabari — hanno riportato ferite e ricevuto cure mediche. L'incidente è stato ripreso in video e diffuso dalla stessa rete americana.
La donna che la troupe stava intervistando, Aida Ahmed Abdullah, 51 anni, è stata assistita dalla Mezzaluna Rossa: le sue condizioni non erano considerate in pericolo di vita. La produttrice Jabari ha dichiarato di aver visto gli aggressori armati anche di un'arma da fuoco, che però non è stata utilizzata. Dopo l'aggressione, gli uomini sono risaliti in auto e si sono dileguati.
Lo stesso giorno, a pochi chilometri di distanza, a Qusra, altri lavoratori palestinesi venivano aggrediti con spray al peperoncino da coloni israeliani mascherati. Le forze di sicurezza israeliane hanno dichiarato di essere intervenute per separare i gruppi, ma i residenti palestinesi hanno raccontato una versione diversa: secondo loro, i soldati avrebbero tentato di arrestare i palestinesi rimasti intrappolati all'interno di una casa assediata. Una contraddizione che non è nuova. In un episodio precedente, sempre a Qusra, le truppe israeliane avevano impiegato oltre una settimana per allontanare un piccolo gruppo di coloni; alcuni militari erano stati filmati mentre pregavano insieme a loro, e l'esercito aveva successivamente promesso misure disciplinari.
Di fronte all'attacco alla troupe NBC, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha preso le distanze, definendo i responsabili «una manciata di rivoltosi» e parlando di «atti criminali di violenza» che «violano la legge, causano una grave ingiustizia alla comunità ebraica rispettosa della legge, interferiscono con l'IDF nell'adempimento delle sue missioni e danneggiano la reputazione di Israele nel mondo». Ha chiesto alle forze dell'ordine di arrestare i responsabili e portarli davanti alla giustizia. Una condanna descritta come inusuale per la sua nettezza. Il Ministero della Difesa israeliano non ha invece commentato specificamente l'accaduto, e il Consiglio della Stampa israeliano ha chiesto garanzie di sicurezza per i giornalisti.
Ma l'episodio di Jalud non è un caso isolato: si inserisce in una spirale di violenza che i dati rendono difficile ignorare. Nella prima metà del 2026 gli attacchi definiti «crimini nazionalistici» commessi da coloni estremisti in Cisgiordania sono aumentati del 63% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, passando da 405 a 660. Le vittime palestinesi sono cresciute in modo ancora più marcato: 140 feriti e 6 morti tra gennaio e giugno 2026, contro 82 feriti e nessun decesso nel medesimo semestre del 2025. L'Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha documentato una media di 6,6 attacchi al giorno con vittime o danni materiali, un livello superiore a qualsiasi anno precedentemente registrato. Al 24 luglio 2026 erano già 15 i palestinesi uccisi dai coloni dall'inizio dell'anno, inclusi due bambini: una cifra che potrebbe superare il record di 16 uccisioni stabilito nel 2023.
Sullo sfondo, il quadro degli insediamenti continua ad espandersi. Nel 2026 le autorità israeliane hanno approvato o promosso circa 12.360 nuove unità abitative in Cisgiordania, stanziando 431 milioni di dollari per 34 nuovi insediamenti. Solo tra gennaio e il primo agosto sono stati stabiliti 65 nuovi avamposti. La violenza ha già causato lo sfollamento, totale o parziale, di 107 comunità, per un totale di circa 5.900 palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case dall'inizio del 2023.
Sulla questione si sono espressi anche gli Stati Uniti: l'ambasciatore americano Mike Huckabee ha definito i coloni violenti «terroristi», una dichiarazione descritta come insolitamente diretta per un rappresentante dell'amministrazione. L'11 agosto scorso, il Vice Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente aveva già denunciato che «molti incidenti sono avvenuti in presenza delle forze israeliane», alimentando il dibattito sull'effettiva volontà — o capacità — dell'esercito di arginare la violenza. Esperti e osservatori internazionali indicano nell'influenza crescente dell'ideologia dei coloni all'interno delle istituzioni israeliane, compreso l'IDF, uno dei fattori che rendono difficile un cambio di rotta concreto. La condanna di Netanyahu, per quanto netta a parole, si misura ora con quella inerzia.