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Mattarella difende le prerogative del Quirinale: la grazia per Roggero è solo sua decisione

Mattarella difende le prerogative del Quirinale: la grazia per Roggero è solo sua decisione

La Redazione ·17 luglio 2026 4:32

In un clima di rigorosa difesa costituzionale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo che era stata diffusa la notizia dell'avvio dell'istruttoria per la concessione della grazia a Mario Roggero. Il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori, è al centro di una tensione istituzionale che non riguarda il merito della grazia, ma le prerogative del Capo dello Stato. Nordio ha avviato l'istruttoria per iniziativa propria, non su richiesta degli avvocati, un gesto che Mattarella ha immediatamente corretto durante il faccia a faccia con il Guardasigilli.

Nel corso del colloquio, il Presidente ha ribadito con chiara fermezza che la Costituzione riserva esclusivamente al Capo dello Stato la facoltà di concedere la grazia. Non è solo una questione di procedura: è il Presidente che può prendere l'iniziativa anche in assenza di una richiesta formale, un potere che la Corte Costituzionale ha confermato con la sentenza 200 del 2006. Le fonti del Quirinale spiegano che non vi è ancora una valutazione sul merito dell'opportunità di concedere la grazia a Roggero, poiché non sono ancora note le motivazioni della sentenza definitiva. Tuttavia, il richiamo di Mattarella è stato netto: si tratta di un richiamo di merito sulle attribuzioni del ministro e sui poteri del Presidente, per garantire che le facoltà costituzionali restino immuni da qualsiasi incrinatura.

Mattarella ha citato Luigi Einaudi, sottolineando che è necessario lasciare al suo successore le facoltà che la Costituzione assegna al Presidente, libere da qualsiasi interferenza. La scelta finale spetta solo al Presidente, e ogni tentativo di anticipazione o di iniziativa ministeriale diretta è visto come un'interpretazione errata dei limiti delle attribuzioni del Guardasigilli. In questo scontro, il Quirinale non sta difendendo una persona, ma l'integrità dell'istituzione presidenziale, garantendo che il potere di grazia non venga mai condiviso o deviato da altri organi dello Stato.

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