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Legge elettorale, il centrodestra unito sulle preferenze ma divide il ballottaggio
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Legge elettorale, il centrodestra unito sulle preferenze ma divide il ballottaggio

Due emendamenti unitari al Senato: fino a tre preferenze con alternanza di genere, ma nessuna quota per i capilista. Sul ballottaggio la maggioranza resta divisa.

La Redazione ·2 settembre 2026 7:07 ·3 min di lettura

Entro la scadenza del 1° settembre 2026, il centrodestra ha depositato in Commissione Affari Costituzionali del Senato i propri emendamenti unitari alla riforma della legge elettorale, nota come Stabilicum, approvata dalla Camera lo scorso 16 luglio. La novità più rilevante riguarda il voto di preferenza: con la nuova norma, l'elettore potrà indicare fino a tre nomi tra i candidati nel collegio plurinominale, esclusi i capilista. Se ne sceglie più di uno, però, dovrà rispettare l'alternanza di genere: indicare cioè candidati di sesso diverso, pena l'annullamento automatico della seconda e della terza preferenza nell'ordine di lista. La stessa regola si applica anche in Trentino-Alto Adige.

Con l'introduzione del voto di preferenza cambia anche il criterio di elezione: non sarà più l'ordine di presentazione in lista a determinare chi viene eletto dopo il capolista, ma la cifra elettorale individuale, ovvero il numero di preferenze valide ottenute da ciascun candidato. In caso di parità, si torna all'ordine di lista originario.

Capilista: nessuna quota aggiuntiva

La questione della rappresentanza femminile resta invece irrisolta, e su questo punto le tensioni si estendono oltre la maggioranza. L'emendamento unitario del centrodestra non introduce quote di genere per i capilista: rimane in vigore la sola norma già esistente, che a livello nazionale vieta a uno dei due sessi di superare il 60% dei capilista nei collegi plurinominali. Una proposta per portare la soglia al 50% era già stata bocciata alla Camera. Dal Partito Democratico, la deputata Sara Ferrari ha annunciato un emendamento per reintrodurre il principio della parità (50%-50%) nelle candidature nei collegi del Trentino-Alto Adige, sostenendo che il testo approvato da Montecitorio avrebbe eliminato le misure di riequilibrio di genere già previste per quella regione.

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Il nodo del ballottaggio divide la maggioranza

Se sulle preferenze il centrodestra si è presentato compatto, su un altro tema cruciale la frattura è visibile. Al Senato è riemersa la proposta del ballottaggio, che il testo della Camera aveva invece eliminato. Un emendamento di Fratelli d'Italia, a firma del senatore Marcello Pera, prevede il ricorso al secondo turno nel caso in cui nessuna coalizione superi il 48% dei voti, a condizione che almeno due formazioni abbiano raggiunto il 38%, e senza possibilità di apparentamenti diversi rispetto al primo turno. Ma non c'è un accordo unitario all'interno della maggioranza su questa ipotesi, e il punto resta aperto.

Sul meccanismo di base, invece, l'impianto del Stabilicum rimane quello uscito da Montecitorio: un sistema proporzionale con premio di governabilità. La coalizione o lista che ottiene almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere riceve un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto massimo rispettivamente di 220 e 113 parlamentari. Se nessuno raggiunge quella soglia, si applica un proporzionale puro. Le soglie di sbarramento del Rosatellum restano confermate: 10% per le coalizioni, 3% per le singole liste.

Ora il testo passa all'esame dell'Aula di Palazzo Madama, dove è atteso il 9 settembre. Il voto finale al Senato è fissato per il 15 settembre 2026. Se verranno approvate modifiche rispetto al testo della Camera, la legge dovrà tornare a Montecitorio per una nuova lettura, allungando i tempi prima dell'entrata in vigore definitiva.

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