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Politica Interna
Le strategie di Nordio dopo il referendum: verso un processo penale più garantista

Le strategie di Nordio dopo il referendum: verso un processo penale più garantista

La Redazione ·24 marzo 2026 0:04

Il referendum ha segnato un confine netto, ma non ha spento le ambizioni di riforma del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Con un gesto di rispetto verso la sovranità popolare, il Guardasigilli ha annunciato di prendere atto del voto, senza attribuirgli un significato politico eccessivo. Eppure, nei corridoi di via Arenula, l'aria è carica di movimento: nei prossimi giorni, un confronto interno al governo traccerà la nuova linea, riprendendo temi già sul tavolo prima del 12 giugno. Si parla di un percorso garantista, ispirato al processo accusatorio immaginato da Giuliano Vassalli e inciso nell'articolo 111 della Costituzione, che sancisce il giudice come terzo e imparziale.

Nonostante le bozze dei decreti sulla madre di tutte le riforme restino nel cassetto, il ministro non demorde. La sua visione punta a un codice di procedura penale rivisto, che elevi la presunzione di innocenza e assicuri la certezza della pena. Immaginate carceri meno affollate, con la custodia cautelare limitata al minimo indispensabile, per evitare che innocenti finiscano dietro le sbarre. Nordio lo ripete spesso: oltre 15mila detenuti attendono una condanna definitiva senza motivo valido, per poi essere liberati. A supporto di questo approccio, entra in vigore la legge sull'interrogatorio preventivo obbligatorio, già approvata nel 2024. L'indagato, avvisato e con accesso agli atti, sarà ascoltato dal Gip in modalità collegiale – una novità che rafforza le garanzie fin dal primo passo.

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Ma il cuore della strategia è altrove: l'obbligatorietà dell'azione penale. Qui Nordio vede una ferita aperta nelle procure italiane, dove le priorità investigative variano da ufficio a ufficio, creando disomogeneità. Per sanarla, serve un tavolo di confronto con le toghe, per definire criteri condivisi sulle inchieste da privilegiare. Un disegno di legge in tal senso, che dà esecuzione alla riforma Cartabia, è già in Commissione Giustizia, pronto a decollare. È un invito al dialogo, non un'imposizione: uniformare senza soffocare l'autonomia.

E poi ci sono i dossier congelati in Parlamento, ora pronti a riprendere quota. La norma sul sequestro degli smartphone, votata al Senato con astensione del Pd e no del M5s, attende solo la Camera. Accanto a lei, la riforma della prescrizione, approvata alla Camera ma ferma al Senato. Questi provvedimenti, sospesi in attesa del referendum, potrebbero ora accelerare, delineando un sistema giudiziario più snello e rispettoso dei diritti. Nordio non parla di rivincita, ma di continuità: il governo procederà sulla sua rotta, adattandola al nuovo scenario. In questo equilibrio tra rispetto popolare e determinazione riformatrice, si delinea il futuro della giustizia italiana – un futuro meno affrettato, più equo.

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