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Imputabilità dei minori, cosa cambia davvero con il ddl approvato dal governo
Foto: Guillermo Berlin / Pexels

Imputabilità dei minori, cosa cambia davvero con il ddl approvato dal governo

La Redazione ·24 luglio 2026 4:17

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 23 luglio 2026 un disegno di legge destinato a modificare in modo significativo il modo in cui il sistema penale tratta i minorenni accusati di reati. Il provvedimento, già ribattezzato sui media "ddl anti-maranza", non abbassa l'età minima per l'imputabilità — che resta ferma a quattordici anni — né inasprisce le pene previste dal codice penale minorile. La novità è più tecnica ma non meno rilevante: cambia chi deve dimostrare cosa in aula.

Fino a oggi, per i ragazzi tra i quattordici e i diciassette anni, spettava al giudice accertare caso per caso che l'imputato fosse effettivamente capace di intendere e di volere al momento del fatto. Con il nuovo testo, che interviene sull'articolo 98 del Codice penale e sull'articolo 9 del d.P.R. 448 del 1988, si introduce una presunzione relativa di tale capacità: il quattordicenne viene cioè considerato in partenza consapevole di ciò che ha fatto, salvo che la difesa riesca a dimostrare il contrario. L'onere probatorio, in sostanza, si sposta dall'accusa alla difesa.

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato la logica dell'intervento: la criminalità minorile, ha detto, è in aumento «sia quantitativamente che qualitativamente», e la norma serve a «facilitare le indagini partendo dal presupposto che una persona di quell'età sia presumibilmente cosciente di ciò che sta facendo». I dati citati dal governo sembrano sostenere l'allarme: secondo il Servizio analisi criminale, nel 2024 i minori segnalati alle autorità sono stati 38.247, con un aumento del 16% rispetto al 2023 e di circa il 30% rispetto al 2019.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inquadrato il provvedimento in termini più ampi, presentandolo come «il tassello finale di una serie di provvedimenti, a cominciare dal dl Caivano». Nella sua lettura, la norma «colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà a loro nulla». Il messaggio politico è esplicito: «chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne».

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Le opposizioni contestano però l'impianto complessivo del disegno di legge. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha chiesto «basta con la propaganda», collegando l'iniziativa ad altre misure del governo. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di «deriva autoritaria» e di «fallimento delle politiche della destra», mentre sul fronte del no-profit Save the Children ha lanciato un avvertimento più tecnico: «la violenza giovanile non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti». Il rischio, secondo i critici, è che un meccanismo pensato per i processi ordinari venga applicato a soggetti che, per sviluppo psicologico e contesto sociale, hanno bisogno di risposte educative prima che punitive.

Il percorso del provvedimento non è ancora concluso. Il testo dovrà passare all'esame del Parlamento per la conversione in legge ordinaria, un passaggio che aprirà quasi certamente un confronto acceso tra maggioranza e opposizioni. È stata inoltre sollevata la possibilità che il Quirinale possa valutare eventuali profili di incostituzionalità del provvedimento, un elemento che potrebbe complicarne o rallentarne l'iter.

Per i cittadini, e in particolare per le famiglie, il cambiamento più concreto riguarda la prospettiva di un processo penale minorile dove la difesa dovrà farsi carico di dimostrare l'incapacità del giovane imputato, anziché attendere che l'accusa costruisca quel presupposto. Se e come questo cambio di paradigma si tradurrà in più condanne o in processi più rapidi dipenderà in larga parte dall'applicazione che ne faranno i tribunali per i minorenni e, soprattutto, dalla formulazione finale che uscirà dal Parlamento.

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