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Grazia a Roggero: Nordio frena, Meloni contro i risarcimenti e il Colle ribadisce le sue prerogative

Grazia a Roggero: Nordio frena, Meloni contro i risarcimenti e il Colle ribadisce le sue prerogative

La Redazione ·18 luglio 2026 4:47

A soli due giorni dalla condanna definitiva che ha sigillato 14 anni e 9 mesi di reclusione per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, la scena istituzionale si è accesa con una richiesta di grazia firmata dalla moglie del condannato[1][2]. Mentre Roggero ha già fatto il suo ingresso nel carcere di Bollate, il ministero della Giustizia ha lanciato un stop improvviso all'istruttoria precedentemente annunciata dal ministro Carlo Nordio, precisando che non è stato compiuto alcun atto formale in merito alla procedura di clemenza[1]. Questa frenata non appare come un semplice rallentamento burocratico, ma come il risultato diretto di un richiamo motivato del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ribadito con fermezza che le prerogative sulla grazia appartengono esclusivamente al Colle, non al governo[1][3].

Non vi è, secondo la versione ufficiale, uno scontro istituzionale aperto, ma l'irritazione maturata nelle ultime ore lascia strascichi evidenti nel clima politico. La premier Giorgia Meloni, pur non intervenendo direttamente sul provvedimento di grazia, ha scelto di presidiare il tema giustizia "da fuori", spostando il focus sui risarcimenti ai delinquenti. In un post sui social, la capo del governo ha rilanciato la sfida contro chi, aggredito e difeso, pretenderebbe poi un risarcimento: "Non è giusto", ha dichiarato, sottolineando che nemmeno i familiari possono farlo[1]. Questa "regola di puro buon senso" è ormai una battaglia del governo, inserita nel disegno di legge sulla sicurezza, sebbene la norma non abbia effetto retroattivo e non valga per il caso Roggero, già condannato a provvisionali di 480 mila euro[1].

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All'interno del governo, la coesa squadra di Nordio trova pieno sostegno dalla Lega, partito che ha lanciato una petizione pro-grazia raccolta da decine di capigruppo parlamentari e che vede Matteo Salvini pronto a esporsi davanti al carcere di Bollate[1]. Il partito, tuttavia, va oltre il semplice appoggio e valuta di candidare Roggero, qualora ne ricorrano i presupposti normativi[1]. Questa disponibilità, però, si infrange contro la dura realtà della legge Severino, che vieta incarichi politici per i condannati in via definitiva per delitti non colposi con pene superiori a due anni[1]. Roberto Vannacci esclude apertamente tale pratica, mentre il gioielliere stesso respinge l'idea: "Adesso l'ultima cosa è candidarmi"[1]. Antonio Tajani, più morbido, ammette le responsabilità ma punta sul perdono sociale per un uomo di 72 anni che ha difeso la propria famiglia[1].

Al di là della maggioranza, i partiti di opposizione restano divisi ma uniti nello schierarsi con Mattarella, difendendo le competenze del capo dello Stato contro le pressioni governative. Le opposizioni fanno scudo al presidente, accusando la destra di Meloni, per mano di Nordio, di cercare di dare un colpo alle prerogative del Colle per motivi di propaganda[1]. Matteo Ricci del Pd e Francesco Silvestri del M5s interpretano la vicenda come un'operazione per distrarre i cittadini o per delegittimare il presidente della Repubblica, mentre Riccardo Magi di +Europa osserva con critica l'uso politico del caso Roggero[1]. La tensione, dunque, non è solo legale ma profondamente politica, con il nodo della grazia che diventa il simbolo di uno scontro tra le diverse interpretazioni della giustizia e del potere istituzionale.

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