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Gasolio a 2,15 euro al litro, il governo proroga lo sconto accise ma avvisa: è l'ultima volta
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Gasolio a 2,15 euro al litro, il governo proroga lo sconto accise ma avvisa: è l'ultima volta

Il decreto firmato il 4 settembre estende il taglio di 17 centesimi fino al 10 settembre. Poi solo aiuti mirati. Intanto Ryanair taglia i voli invernali.

La Redazione ·5 settembre 2026 7:06 ·3 min di lettura

Fare il pieno è diventato un salasso. Il 4 settembre 2026, il prezzo medio del gasolio in modalità self service sulla rete stradale nazionale ha raggiunto 2,157 euro al litro, mentre in autostrada si è spinto fino a 2,233 euro. La benzina non è da meno: 2,046 euro sulla rete ordinaria, 2,134 in autostrada. Sono i livelli più alti da quattro anni, e il gasolio si avvicina a nuovi record storici. Senza lo sconto in vigore in queste settimane, il cartello in autostrada avrebbe mostrato una cifra ancora più scoraggiante: oltre 2,40 euro al litro.

Per evitare quel salto, il governo ha firmato il 4 settembre un decreto interministeriale — pubblicato in Gazzetta Ufficiale — che proroga il taglio delle accise sul gasolio di 17 centesimi al litro fino a giovedì 10 settembre. La misura è finanziata attraverso il meccanismo delle cosiddette accise mobili, attingendo all'extragettito IVA registrato ad agosto: un costo di 60,4 milioni di euro. Da marzo 2026 sono stati sette gli interventi di questo tipo, per una spesa complessiva che ha superato i 2 miliardi di euro.

Ma il governo è chiaro su un punto: questa è l'ultima mossa a pioggia. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che le risorse delle accise mobili derivano dall'extragettito IVA e ha anticipato che d'ora in avanti si interverrà con misure selettive, calibrate sulle fasce di reddito più basse e su alcune categorie professionali. Il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, ha collegato esplicitamente il caro energia alle vicende belliche e alla «questione di Hormuz»: un riferimento alla guerra in Medio Oriente, in corso da sei mesi, che sta comprimendo l'offerta globale di petrolio e ha spinto il Brent stabilmente oltre i 110 dollari al barile — con un picco a 120 dollari ad aprile. Il 4 settembre, il Brent era quotato a 95,57 dollari al barile, mentre il WTI americano il giorno prima aveva toccato 91,85 dollari. In un solo mese il prezzo del greggio è cresciuto del 21%; rispetto a un anno fa, il rialzo sfiora il 45%.

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Le conseguenze non si fermano ai distributori. Ryanair ha annunciato una riduzione dei voli nella stagione invernale, motivata proprio dall'impatto dei costi del carburante. La compagnia ha abbassato il proprio obiettivo di passeggeri per l'esercizio fiscale che si concluderà ad aprile 2027 da 216 a 214 milioni, calcolando che la contrazione del programma invernale limiterà le perdite stagionali tra 70 e 100 milioni di euro. La situazione è resa più complessa dalla struttura dei contratti di copertura del vettore irlandese: l'80% del jet fuel è hedgiato a un prezzo fisso di 67 dollari al barile fino a marzo 2027, ma il carburante non coperto si attesta intorno ai 140 dollari al barile. Ryanair ha avvertito che le tariffe dei voli a corto raggio in Europa potrebbero aumentare significativamente se i prezzi del petrolio rimarranno a questi livelli fino all'estate 2027.

Sullo sfondo c'è un quadro energetico europeo che preoccupa. A fine agosto 2026, le riserve di gas naturale dei paesi dell'Unione Europea erano piene in media al 66%: il livello più basso per questo periodo dell'anno negli ultimi quindici anni. I prezzi spot dell'elettricità nell'UE e in Giappone sono aumentati di oltre il 30% nel secondo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Una pressione che si somma a quella dei carburanti e che rischia di pesare sulle bollette delle famiglie nei mesi freddi.

Il nodo politico, per i prossimi giorni, sarà proprio la transizione dagli sconti generalizzati agli aiuti mirati. Chi ne beneficerà e secondo quali criteri sono domande che il governo non ha ancora risposto nel dettaglio. Da un lato chi chiede di mantenere misure ampie, per non lasciare soli i ceti medi non poveri abbastanza da rientrare nelle soglie di reddito agevolate; dall'altro chi sottolinea che due miliardi di euro in sei mesi non sono sostenibili a lungo e che è più equo concentrare le risorse su chi ne ha davvero bisogno. Il 10 settembre, con la scadenza dello sconto, il dibattito entrerà nel vivo.

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