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Dai migranti al Board of Peace: gli scontri tra Trump e Leone XIV

Dai migranti al Board of Peace: gli scontri tra Trump e Leone XIV

La Redazione ·14 aprile 2026 5:30

Il ponte spezzato tra Washington e il Vaticano. Subito dopo l'elezione di Robert Francis Prevost come successore di Bergoglio l'8 maggio 2025, il primo papa americano, Leone XIV, entra in scena con un confronto a distanza con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Inizialmente, la Casa Bianca diffonde messaggi rassicuranti: nessun rancore, anzi orgoglio per un Pontefice made in USA, nonostante le critiche passate del cardinale Prevost nei confronti di Trump e del vicepresidente J.D. Vance.

Ma la tregua dura poco. Pochi giorni dopo, lo stesso Trump accende le micce con un post su Truth Social, vantando un ruolo nell'elezione papale e il peso del voto cattolico americano. Un segnale distensivo arriva il 19 maggio: l'invito ufficiale alla Casa Bianca, recapitato dal vicepresidente. Mesi di silenzio relativo, poi l'8 ottobre Leone XIV rompe gli indugi sul tema migratorio. Parla del confine Messico-Usa, delle politiche di deportazione annunciate da Trump. "La Chiesa non può tacere di fronte alle ingiustizie", tuona, aprendo una crepa profonda.

Il 9 dicembre, il Papa si pronuncia sul dossier Ucraina: un accordo di pace senza l'Europa è "non realista". Una posizione che marca distanza dalla linea americana. Con l'avvento del 2026, le frizioni si fanno fuoco. Il 9 gennaio, nel discorso al corpo diplomatico, Leone denuncia un "fervore bellico" dilagante, mentre "i confini vengono invasi". Allusione chiara alle mire Usa sulla Groenlandia. Tre cardinali americani, il 19 gennaio, ataccono frontalmente le politiche trumpiane, definite "distruttive".

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Febbraio porta nuovi colpi. Il 17, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin annuncia che il Vaticano snobba il "Board of Peace" per Gaza, invito americano. La Casa Bianca replica: scelta "profondamente spiacevole", l'iniziativa è apolitica. Il 31 marzo, Leone cita Trump direttamente, dopo le sue parole su un "off-ramp" dai conflitti: invita a "tornare al tavolo" dei negoziati. Le tensioni culminano con l'ultimatum all'Iran di Trump – "Un'intera civiltà sta per morire" – bollato dal Papa come "inaccettabile".

Oggi, il botta e risposta è aperto, senza filtri. Da prove di dialogo a escalation totale: un duello che tocca corde vitali, dalla migrazione alle guerre globali, rivelando visioni del mondo inconciliabili.

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