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Politica Interna
Conte sfida Meloni: "Sei la regista degli attacchi, affrontami senza mezzucci"
Foto: Presidenza della Repubblica / Wikimedia Commons, Attribution
Politica Interna

Conte sfida Meloni: "Sei la regista degli attacchi, affrontami senza mezzucci"

Cinque ore di audizione alla Commissione Covid, poi l'affondo: l'ex premier accusa Meloni di usare l'organismo come strumento politico. Lei risponde sui social.

La Redazione ·7 agosto 2026 13:07 ·3 min di lettura

Cinque ore davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid-19, e alla fine Giuseppe Conte esce a muso duro. L'ex presidente del Consiglio ha definito Giorgia Meloni la «regista degli attacchi» contro di lui, accusandola di usare la Commissione come strumento politico piuttosto che come sede di accertamento della verità. L'audizione si è svolta il 6 agosto 2026 e ha tenuto banco per oltre cinque ore, trasformandosi nell'ennesimo capitolo di uno scontro che dura da mesi.

Contro la Commissione, Conte ha usato parole nette: «plotone d'esecuzione». Secondo l'ex premier, l'organismo sarebbe stato istituito non per fare chiarezza sulla pandemia ma per colpirlo politicamente, proteggendo al contempo gli amministratori locali vicini alla maggioranza. A sostegno di questa tesi, ha citato una decisione che considera emblematica: la Commissione ha scelto di non indagare sulla gestione regionale dell'emergenza, esentando di fatto le Regioni a guida centrodestra da qualsiasi esame. «Hanno scudato le Regioni», ha detto, e quella scelta, a suo avviso, rivela l'orientamento politico dell'intero lavoro.

Durante l'audizione, Conte ha anche annunciato di aver consegnato alla Procura di Roma un fascicolo ricevuto in forma anonima, relativo ad alcune forniture di dispositivi di protezione individuale nel periodo pandemico. L'ex premier non ha fornito ulteriori dettagli pubblici sui contenuti del documento, rimettendo esplicitamente la questione nelle mani della magistratura. Una mossa che, sul piano della comunicazione politica, ha ampliato ulteriormente il perimetro dell'audizione, spostando l'attenzione dall'esame della gestione dell'emergenza a un terreno ancora più scivoloso.

Il tono si è fatto ancora più diretto quando Conte ha lanciato una sfida personale a Meloni: «Io sono qui, evitiamo mezzucci come il Covid». La presidente del Consiglio, ha detto l'ex premier, dovrebbe rispondergli su altre questioni — le «chat di Delmastro» e l'inchiesta sull'ex ministra Santanchè — invece di usare la Commissione come terreno di regolamento dei conti. Un invito a un confronto aperto, che suona anche come una provocazione calcolata.

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Meloni ha risposto attraverso i social media, senza cedere un centimetro. «Il lavoro della Commissione Covid non è un processo a una persona», ha scritto, definendolo invece «un dovere verso una Nazione che ha pagato un prezzo altissimo». La presidente del Consiglio ha respinto l'accusa di strumentalizzazione: «La verità sulla pandemia non è un attacco politico», e ha dichiarato di non voler «gettare fango su nessuno, né trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale». Nel mirino, però, è finito il «metodo del Movimento 5 Stelle», accusato di «sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l'insinuazione».

Lo scambio ha generato un'ampia eco sui social, con migliaia di commenti e interazioni ai post di entrambi i leader. Non si tratta di un episodio isolato: quello sulla Commissione Covid è solo l'ultimo di una serie di confronti aspri tra i due. A luglio 2026 Conte aveva chiesto le dimissioni di Meloni dopo la bocciatura di un emendamento sulla legge elettorale; ad aprile i due si erano già scontrati sui conti pubblici, con l'ex premier che accusava il governo di spese sbagliate e gestione inefficace del deficit.

Ciò che emerge da questa vicenda è, sul piano politico, uno schema ormai consolidato: Conte usa ogni occasione di confronto per spostare il terreno dallo specifico al generale, allargando il perimetro della discussione fino a mettere sotto accusa l'intero operato del governo. Meloni risponde rivendicando la legittimità dell'azione istituzionale, senza accettare il corpo a corpo diretto che l'avversario cerca. Due strategie opposte, che si alimentano a vicenda. Nel mezzo, la pandemia — con le sue morti, i suoi errori, le sue responsabilità ancora tutte da chiarire — rischia di restare schiacciata tra le necessità dell'una e dell'altra parte.

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