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Conte riunisce il campo largo: le primarie non divideranno

Conte riunisce il campo largo: le primarie non divideranno

La Redazione ·17 aprile 2026 6:01

A Roma, nella galleria Sordi, i leader del campo largo si sono riuniti uno dopo l'altro per la presentazione del libro di Giuseppe Conte, Una nuova primavera. Elly Schlein, segretaria del Pd, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs, insieme a una schiera di parlamentari e ex ministri: l'immagine era inequivocabile, una dimostrazione di compattezza che andava oltre il semplice evento letterario.

Il cuore del dibattito ruota attorno alle primarie, tema scosso da tensioni e ritardi. Conte le spinge con convinzione, dissipando i timori di divisioni interne. «Certo, le primarie possono essere divisive», ha ammesso, ma ha subito chiarito la sua visione: «Ci si candida condividendo prima il progetto, senza personalismi. Il percorso sarà trasparente, inclusivo». Parole che rassicurano, trasformando un potenziale scontro in un'opportunità di costruzione collettiva.

Proprio quel giorno, un sondaggio ha ribaltato le aspettative: Schlein in testa al 41%, seguita da Conte al 26% e dalla sindaca di Genova Silvia Salis al 25%. Ma il vero segnale incoraggiante emerge dall'insieme: l'area giallorossa – Pd, M5s e Avs – tocca il 43%, superando il centrodestra al 42,1%. Un massimo storico che rafforza la coalizione, pronta a giocare da squadra anziché da singoli contendenti.

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Conte sdrammatizza con ironia. «Se perdo, non mi suiciderò né lo farà Elly», scherza, evocando la tentazione di un ritorno a Palazzo Chigi. Tifoso romanista doc, bilancia l'ambizione politica con il rispetto per la sua comunità, restando «agnostico». Nel Pd, però, c'è chi dubita: «Non ci saranno primarie, la legge elettorale non cambierà», taglia corto il deputato Lorenzo Guerini.

Le condizioni paiono convergenti. «Prima un progetto condiviso», insiste Conte, proponendo primarie aperte a tutti, anche online, senza tessere. «Una contraddizione in termini, altrimenti». L'obiettivo è unire, trascendendo gli interessi di partito. Resta il campo aperto a divergenze: Schlein difende Meloni dall'attacco di Trump, mentre Conte le attribuisce il «metro del tradimento» verso le aspettative americane. Sulle armi all'Ucraina, la frattura è netta: «Come scommettere sulla vittoria militare contro la Russia? Abbiamo speso in armi, non in diplomazia?».

Eppure, in questa tensione, si delinea una strada unitaria. Il campo largo cerca di superare le crepe, puntando a un futuro che unisca anziché dividere.

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