Conte deposita in procura un dossier anonimo sulle mascherine: «Bloccare i 100 milioni a JC Electronics»
L'ex premier in audizione alla Commissione Covid per cinque ore: ha consegnato alla Procura di Roma un verbale che mette in dubbio la fornitura di mascherine.
Cinque ore davanti ai commissari, un documento anonimo consegnato alla Procura di Roma e una diffida formale al governo per bloccare un pagamento da cento milioni di euro. L'audizione di Giuseppe Conte alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid — svoltasi giovedì 6 agosto 2026 a Palazzo San Macuto — non si è esaurita in giornata: il seguito è stato fissato per lunedì 14 settembre 2026, segno che i temi sul tavolo sono tutt'altro che esauriti.
Al centro della deposizione dell'ex presidente del Consiglio c'è un fascicolo di dieci pagine, ricevuto in forma anonima e depositato lunedì 3 agosto presso la Procura di Roma. Si tratta, stando a quanto dichiarato da Conte, di un verbale datato 14 aprile 2022 relativo alla verifica di una fornitura di mascherine da parte della società JC Electronics Italia S.r.l.: dal documento emergerebbe, secondo l'ex premier, che i colli consegnati non corrispondevano alle mascherine dichiarate e che la documentazione di accompagnamento riporterebbe una rappresentazione contraffatta, con possibili lacune nella capacità filtrante dei dispositivi.
La vicenda si intreccia con un lungo contenzioso legale tra lo Stato e la società fornitrice, che durante la pandemia aveva consegnato 7,8 milioni di mascherine. Nel 2024 il Tribunale di Roma aveva condannato l'Amministrazione a risarcire JC Electronics con oltre 204 milioni di euro. Nonostante l'appello proposto dall'Avvocatura dello Stato, nell'ottobre 2025 il governo Meloni ha scelto di chiudere la causa in via transattiva, accordando 100 milioni di euro prima del giudizio di secondo grado. È proprio questa decisione che Conte ha definito una «follia» e un'assurdità sia giuridica che economica, annunciando di aver formalmente diffidato la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Salute dal procedere con il pagamento.
JC Electronics ha risposto con una nota che ridimensiona il peso del documento tirato in ballo dall'ex premier. La società sostiene che il verbale non costituisce una novità e ricorda che il Tribunale di Roma, con sentenza del 21 luglio 2025, aveva già rigettato la querela di falso proposta dall'Avvocatura dello Stato contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95. Secondo l'azienda, la conformità dei dispositivi sarebbe stata attestata sia dall'INAIL sia da una perizia tecnica dell'Agenzia delle Dogane.
Sul piano politico, l'audizione ha assunto toni aspri. Conte ha giurato di dire la verità sul proprio onore, assumendosi la piena responsabilità giuridica delle sue dichiarazioni. Ha descritto la Commissione come un «plotone d'esecuzione» nei suoi confronti e una «gabbia di protezione» per gli amministratori locali dei partiti di maggioranza, accusando direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di essere la «regista» degli attacchi contro di lui. Meloni ha replicato sui social, affermando che ricostruire le scelte prese durante la pandemia non equivale a un «processo a una persona» e che la verità è un «diritto degli italiani».
Il presidente della Commissione, Marco Lisei, ha intanto precisato che la transazione da 100 milioni di euro esula formalmente dal perimetro dell'inchiesta, in quanto successiva alla fase pandemica oggetto di indagine. Una distinzione che non ha smorzato le polemiche, ma che delimita — almeno sul piano procedurale — fino a dove la Commissione può spingersi.
Da segnalare anche un dettaglio di metodo: Conte si era dimesso dalla Commissione, di cui faceva parte come parlamentare, proprio per poter essere ascoltato senza conflitto di ruolo. Al suo seggio è subentrato Michele Gubitosa. L'appuntamento è ora al 14 settembre, quando l'audizione riprenderà con il capitolo ancora aperto.