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Chat di Delmastro, la Camera vota senza aver visto i documenti: Dori apre alla Consulta
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Chat di Delmastro, la Camera vota senza aver visto i documenti: Dori apre alla Consulta

L'Aula di Montecitorio è attesa al voto mercoledì 5 agosto sulla richiesta della Procura di Roma. Il presidente della Giunta valuta un ricorso per conflitto di attribuzione.

La Redazione ·5 agosto 2026 10:07 ·3 min di lettura

Un voto su una richiesta della Procura senza aver letto i documenti che quella stessa Procura ha inviato. È il paradosso al centro del caso delle chat di Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d'Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, che mercoledì 5 agosto dovrebbe approdare al voto dell'Aula della Camera, dopo settimane di scontri procedurali dentro Montecitorio.

La vicenda nasce da una richiesta della Procura di Roma di acquisire le conversazioni tra Delmastro e Mauro Caroccia, imprenditore indagato e poi condannato in primo grado nell'ambito di un'inchiesta antimafia sul clan camorristico Senese. Le chat, secondo i magistrati, sarebbero «indispensabili» per fare luce sulla società «Le 5 forchette», che gestisce il ristorante romano Bisteccherie d'Italia: Delmastro ne era stato socio al 25%. La Procura vuole chiarire la gestione della società, la provenienza dei finanziamenti, la destinazione dei ricavi e l'eventuale esistenza di accordi non dichiarati. Delmastro, al momento, non risulta indagato in questa specifica inchiesta.

Entra in gioco qui l'articolo 68 della Costituzione, che tutela la corrispondenza dei parlamentari e richiede il via libera della Camera di appartenenza per la sua acquisizione. Il 22 luglio la Giunta per le Autorizzazioni aveva già votato a maggioranza per negare l'accesso alle chat. Il voto definitivo dell'Aula era fissato per il 30 luglio, ma il Procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, aveva riaperto il confronto inviando una lettera al Presidente della Camera Lorenzo Fontana e allegando un CD con le conversazioni. Una mossa che ha riacceso il dibattito sulla possibilità, per i componenti della Giunta, di consultare quel materiale prima del voto finale.

Da quel momento la vicenda si è trasformata in uno scontro di procedure. Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori di Alleanza Verdi e Sinistra, aveva dato il via libera alla consultazione delle chat. Fontana ha bloccato la decisione, rimettendola alla Giunta per il Regolamento. Quest'ultima, il 3 agosto, ha a sua volta rinviato la palla alla Giunta per le Autorizzazioni, giudicando il caso privo di precedenti. Il giorno dopo, il 4 agosto, la Giunta ha votato a maggioranza contro qualsiasi supplemento istruttorio: nessun approfondimento, nessuna lettura dei documenti, e il caso direttamente in Aula. Il CD inviato dalla Procura resterà inaccessibile.

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È a questo punto che Dori ha annunciato di valutare un ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione. Il presidente della Giunta ha spiegato di non aver nemmeno messo ai voti la questione dell'accesso alle chat, per non creare quello che ha definito «un precedente pericoloso»: la Giunta, ha sottolineato, è un organo di garanzia e non può affidare decisioni sensibili alle maggioranze di turno. La situazione attuale, ha aggiunto, ha «leso profondamente» le prerogative del presidente dell'organo e dei suoi componenti, portando al paradosso di esprimere un voto su una richiesta della Procura senza aver avuto accesso alla documentazione. Dori ha citato l'ordinanza numero 17 del 2019 della Consulta, che ha riconosciuto a ciascun membro delle Camere la natura di potere dello Stato nell'ambito di un conflitto di attribuzione.

Non è solo Dori a muoversi in questa direzione. Le opposizioni — Pd, M5S e Avs — stanno anch'esse valutando un ricorso alla Corte Costituzionale, sostenendo che sia stato leso il loro diritto a conoscere la documentazione. E anche la Procura di Roma aveva già fatto sapere che avrebbe considerato un conflitto di attribuzione in caso di diniego definitivo da parte dell'Aula.

Il voto di Montecitorio è atteso nel pomeriggio di mercoledì 5 agosto, dopo il question time. Salvo sorprese, la maggioranza dovrebbe confermare la relazione della Giunta che nega alla Procura l'autorizzazione a utilizzare le chat: un esito che non chiuderebbe però il caso, ma potrebbe aprire un nuovo capitolo davanti ai giudici costituzionali.

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