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Ceuta, la crisi che ha spaccato Roma e Madrid: giovedì Piantedosi in parlamento
Foto: Hilal / Pexels
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Ceuta, la crisi che ha spaccato Roma e Madrid: giovedì Piantedosi in parlamento

L'attraversamento di massa verso l'enclave spagnola ha innescato una lite diplomatica tra Italia e Spagna. Giovedì 13 agosto il ministro riferisce in parlamento.

La Redazione ·12 agosto 2026 15:07 ·4 min di lettura

Un attraversamento di massa, decine di migliaia di persone in poche settimane, e una lite diplomatica che ha incrinato i rapporti tra due dei principali Paesi fondatori dell'Unione Europea. La crisi di Ceuta — l'enclave spagnola nel Nord Africa al confine con il Marocco, uno dei pochi punti di ingresso terrestre nell'UE dal continente africano — ha proiettato le sue conseguenze ben oltre la piccola città autonoma, fino a Palazzo Chigi e alla Moncloa, con riverberi in sede europea.

Tutto è cominciato alla fine di luglio 2026, quando decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine dal Marocco verso Ceuta in un arco di tempo ristretto, mettendo sotto pressione strutture e autorità locali. Il sindaco Juan Jesús Vivas ha chiesto lo stato di emergenza nazionale, stimando che tra 8.000 e 11.000 migranti si trovassero ancora in città al 10 agosto, contestando le cifre diffuse dal governo centrale. La Spagna ha risposto schierando l'esercito e chiudendo il confine a Melilla, l'altra enclave spagnola in territorio africano.

Sullo sfondo dell'afflusso ci sarebbe una distorsione, circolata sui social media, di una sentenza della Corte Suprema spagnola dell'8 luglio 2026: la decisione stabiliva che i migranti arrivati via mare non potevano essere rimpatriati senza un giusto processo, ma sarebbe stata presentata in rete come un via libera all'ingresso irregolare. Le stesse piattaforme avrebbero veicolato appelli a un nuovo tentativo di attraversamento di massa per il 15 agosto 2026, data che ora tiene in allerta sia Madrid sia Roma.

L'Italia ha reagito il 1° agosto reintroducendo i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, notificando la misura alla Commissione Europea come provvedimento temporaneo valido fino al 1° settembre, motivato da «minacce all'ordine pubblico, alla sicurezza interna e dal rischio di movimenti secondari». Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha definito la decisione «precauzionale e organizzativa», precisando che non è rivolta contro la Spagna ma serve a salvaguardare l'integrità del sistema di controllo europeo. La giustificazione centrale del governo italiano è che, senza misure cautelative, i migranti irregolari confluiti a Ceuta avrebbero potuto spostarsi verso altri Paesi UE. Roma ha indicato anche le politiche di regolarizzazione spagnole come un «fattore di attrazione», una lettura che, secondo il governo, troverebbe riscontro in posizioni analoghe espresse da altri Stati membri, tra cui la Danimarca.

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La Spagna ha respinto la lettura italiana su tutta la linea. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha attaccato duramente: la posizione di Roma, ha detto, è dettata da «interessi di parte» ed «esigenze elettorali interne», e la decisione sui controlli è «un siluro sparato contro lo scafo dell'unità europea», «ingiusta, contraria agli interessi dell'UE e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola». Madrid ha rimarcato che Ceuta ha un regime di frontiera speciale — i migranti irregolari non possono circolare liberamente verso la Spagna continentale né verso altri Paesi UE — e che quindi il rischio di movimenti secondari evocato da Roma sarebbe già strutturalmente contenuto. L'8 agosto la Spagna ha imposto controlli reciproci sui viaggiatori provenienti dall'Italia. Il presidente del governo Pedro Sánchez ha descritto la postura italiana come «contraria al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà».

Nel governo italiano la linea non è univoca nei toni, anche se concorde nella sostanza. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini aveva chiesto fin dall'inizio la sospensione della cooperazione Schengen con Madrid, e ha ribadito che se la Spagna regolarizza centinaia di migliaia di irregolari, «non ci si può sorprendere se altri cercano lo stesso destino». Salvini ha poi aggiunto: «Arriviamo al 15 agosto e vediamo se Sánchez riuscirà a difendere i confini», fissando di fatto nella data del Ferragosto il primo banco di prova concreto della tenuta della frontiera.

A fare da arbitro istituzionale ci penserà, almeno in sede parlamentare, il Comitato di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, convocato per giovedì 13 agosto alle 14:30 nell'aula del terzo piano di Palazzo San Macuto. All'ordine del giorno c'è l'audizione di Piantedosi, chiamato a riferire ai parlamentari sulla misura adottata e sulla sua durata. Un appuntamento che arriva in un momento delicato: la tensione tra Roma e Madrid è descritta come la più grave crisi bilaterale recente tra i due Paesi, e la partita — almeno quella immediata — si chiuderà o si riaprirà attorno a Ferragosto.

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