Benzina a quasi 2 euro, Meloni incontra Giorgetti: sul tavolo le accise mobili
Il prezzo della benzina ha sfiorato i due euro al litro e quello del gasolio li ha già superati. Non è un segnale che il governo può ignorare a lungo: il 24 luglio Giorgia Meloni ha incontrato a Palazzo Chigi il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, e il caro-carburante è stato al centro del colloquio. Fonti di Palazzo Chigi confermano che si sta lavorando alle possibili misure, inclusa l'eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili.
I numeri parlano chiaro. Sempre il 24 luglio, la benzina self-service sulla rete ordinaria ha toccato una media di 1,968 euro al litro — il livello più alto del 2026, e non lontano dal picco degli ultimi tre anni registrato il 6 ottobre 2023. Sull'autostrada la stessa benzina arriva a 2,059 euro. Il gasolio va ancora peggio: 2,161 euro sulla rete ordinaria, 2,228 in autostrada, ai massimi dal 12 aprile scorso. A fare da carburante agli aumenti è il petrolio Brent, che ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 22 maggio.
Ma cosa sono esattamente le accise mobili? Il meccanismo — tecnicamente definito clausola di sterilizzazione dell'incremento del valore dell'IVA — fu introdotto dal governo Prodi con la legge finanziaria per il 2008 e utilizzato per la prima volta proprio quell'anno. L'idea di fondo è semplice: quando il prezzo del carburante sale, lo Stato incassa automaticamente più IVA. Le accise mobili usano questo extra-gettito per abbassare in modo temporaneo la quota fissa delle accise, compensando in parte il rincaro alla pompa senza un esborso diretto dal bilancio. Il governo Meloni aveva già modificato il funzionamento del meccanismo nel 2023. Giorgetti aveva anticipato la valutazione dello strumento già nei giorni precedenti all'incontro, pur sottolineando la scarsità di risorse disponibili. Sulla stessa linea il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che aveva dichiarato la disponibilità del governo a intervenire se necessario.
Il tema è politicamente scottante anche perché la storia recente pesa. In precedenza l'esecutivo aveva agito con riduzioni dirette delle accise — prima di 20, poi 10, infine 5 centesimi al litro — misure giudicate troppo costose per le casse pubbliche e non più sostenibili a fronte di un debito elevato. Il bonus carburanti, che prevedeva sconti analoghi, era peraltro scaduto il 6 giugno scorso. Le accise mobili rappresentano quindi un'alternativa meno onerosa sulla carta, ma i suoi effetti concreti dipendono dall'entità del gettito IVA aggiuntivo generato dagli stessi rincari.
Dalle opposizioni arrivano critiche e pressioni. Il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle chiedono che il meccanismo venga attivato senza ulteriori attese. L'ex premier Giuseppe Conte ha rimproverato al governo l'assenza di interventi immediati sui prezzi. Le associazioni dei consumatori si muovono nella stessa direzione. Sul fronte opposto, Unimpresa ha sollevato un tema diverso: secondo l'associazione, i prezzi alla pompa non rifletterebbero sempre in modo fedele l'andamento del mercato, con possibili fenomeni speculativi che andrebbero anch'essi esaminati. Confesercenti ha invece evidenziato come il rincaro dei carburanti rischi di pesare in modo rilevante sui bilanci delle famiglie.
Al momento il governo non ha ancora annunciato decisioni definitive. L'incontro Meloni-Giorgetti segnala che la questione è salita di priorità, ma la traduzione in misura concreta — e i tempi — restano da chiarire. Per i consumatori che in questi giorni fanno rifornimento, la differenza tra un intervento rapido e uno rinviato si misura già in centesimi reali a ogni litro.