Aiuto, basta: la morte di Abderrahim Fakir al Pilastro e la richiesta di giustizia della famiglia
È la tarda mattinata di una domenica d'estate, afosa e densa di tensione, quando nel cuore del Pilastro, quartiere popolare e multietnico di Bologna, si consuma un dramma che lascia senza fiato. Abderrahim Fakir, 42 anni di origine marocchina, regolare in Italia e titolare di un'impresa di facchinaggio, muore in via Italo Svevo, immobilizzato dagli agenti di polizia. Le strade del quartiere, già note per le cronache del 2020 legate al blitz elettorale di Matteo Salvini, diventano immediatamente teatro di proteste e cori controla polizia, mentre residenti e familiari della vittima si scatenano contro quello che i parenti definiscono con dolore un assassinio di Stato[1][2].
La ricostruzione dell'episodio si fonda su un video drammatico registrato da un residente dalla finestra di casa, che cattura ogni secondo di quel fatalissimo incontro. Fakir, arrivato al Pilastro per visitare alcuni parenti, avrebbe dato in escandescenze in un garage, prendendo a calci l'auto di servizio. Davanti a questa reazione, gli agenti hanno utilizzato prima lo spray al peperoncino e poi lo hanno bloccato a terra a pancia in giù, premendo le ginocchia per tenergli i polsi dietro la schiena. Nel filmato si sente distintamente il 42enne urlare "Basta, aiuto!", mentre una terza persona intervende per fermargli le caviglie prima che l'uomo perda i sensi[1][3]. Minuti concitati a cui hanno assistito almeno due soccorritori del 118, che nel video si vedono intervenire solo in un secondo momento, quando l'uomo, ormai privo di conoscenza, viene legato a polsi e caviglie[1].
In via Svevo scoppia il caos, con la folla che intona cori e la sorella della vittima che, disperata, dichiara: "Non mi darò pace finché mio fratello non sarà vendicato. Lo hanno ammanettato ed è morto, lo hanno aggredito e picchiato, ci sono testimoni"[1]. La donna, insieme all'altro fratello con il quale viveva il 43enne, ha seguito piangendo tutte le fasi dell'accertamento, scossa e confusa: "Non sappiamo cosa è successo... Lo sanno loro, la polizia, cosa è successo a noi è arrivata la chiamata che è morto"[1]. L'Ausl di Bologna ha già disposto un'indagine interna sull'operato del personale sanitario, mentre la Questura di Bologna ha fornito la propria versione dei fatti, rimarcando che l'intervento è scattato su richiesta dei cittadini per una persona in forte stato di alterazione e che il contenimento è avvenuto anche alla presenza dei sanitari[2][3].
Le bodycam dei poliziotti verranno messe a disposizione del pubblico ministero Domenico Ambrosino, titolare del caso, e verrà effettuata l'autopsia per chiarire le cause della morte[2][3]. Nel frattempo, la politica si spacca in due: se il sindaco Matteo Lepore e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale hanno chiesto che venga fatta piena luce sulla dinamica, Lega e FdI prendono posizione a difesa della polizia, alimentando una bufera politica sulla morte di Fakir[2][5].