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Ucraina, pioggia di missili su Kyiv e Odesa: Zelensky chiede i Patriot ma gli USA frenano
Illustrazione generata con AI
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Ucraina, pioggia di missili su Kyiv e Odesa: Zelensky chiede i Patriot ma gli USA frenano

Bombardamenti senza sosta sulle città ucraine tra luglio e agosto 2026. Zelensky denuncia scorte di intercettori esaurite, ma Washington non riesce a tenere il passo.

La Redazione ·10 agosto 2026 14:08 ·4 min di lettura

Le ultime settimane di luglio e i primi giorni di agosto 2026 hanno segnato una delle fasi più intense di bombardamenti russi sull'Ucraina dall'inizio dell'invasione su larga scala. Missili balistici, vettori ipersonici e ondate di droni si sono abbattuti su Kyiv, Odesa e Kharkiv in rapida successione, lasciando dietro di sé decine di morti, infrastrutture distrutte e centinaia di migliaia di famiglie senza luce. Il presidente Volodymyr Zelenskyy parla ormai di una routine estiva dell'orrore e punta il dito su un problema concreto: all'Ucraina stanno finendo le munizioni per i sistemi antimissile Patriot, e nessuno sembra in grado di rimpiazzarle abbastanza in fretta.

L'attacco più letale di questa serie si è consumato il 5 agosto. Secondo le autorità ucraine, la Russia ha lanciato 24 missili balistici, quattro vettori classificati come ipersonici Zircon o supersonici Oniks, e 115 droni contro Kyiv e la regione circostante. Sempre le autorità ucraine hanno riferito che la difesa aerea ha intercettato 98 dei 115 droni, ma nessuno dei missili balistici. Il bilancio comunicato da Kiev è di 17 morti e 44 feriti, con incendi nei distretti di Brovary, Bucha e Fastiv. Tra gli obiettivi colpiti figurano due simboli della vita civile: Epicentr, una delle principali catene di bricolage e materiali da costruzione del paese, e un centro di smistamento di Nova Poshta, il maggiore operatore postale privato ucraino, raggiunto da munizioni a grappolo. La Russia ha rivendicato di aver colpito nodi logistici con valenza militare; le immagini diffuse online mostravano invece cumuli di macerie civili.

Tre giorni dopo, nella notte dell'8 agosto, un nuovo attacco ha ucciso quattro persone a Kyiv e nell'Oblast circostante, tra cui un bambino di tre anni, stando ai dati delle autorità locali. Il 9 agosto è toccato a Odesa: le fonti ucraine hanno parlato di undici missili su traiettoria balistica e quasi cento droni, con un solo missile abbattuto e circa il 72% dei droni intercettato. Gli edifici residenziali sono stati danneggiati e almeno 14 persone ferite. L'operatore energetico ucraino ha segnalato 300.000 famiglie rimaste senza elettricità a causa dei danni alle infrastrutture della città. Nella stessa giornata, missili russi hanno colpito un condominio a Kharkiv, causando secondo le autorità locali due morti e tredici feriti.

Il quadro complessivo dei mesi estivi è pesante. A luglio 2026, le fonti militari ucraine hanno contabilizzato 126 missili balistici lanciati dalla Russia contro il paese, indicandolo come un record mensile dall'inizio dell'invasione su larga scala. Circa 400 persone sarebbero state uccise nel solo mese di luglio, stando alle stime ucraine. I dati pubblicati dall'ONU parlano di 1.396 civili morti e 7.978 feriti nei primi sei mesi del 2026, con un aumento del 37% rispetto allo stesso semestre del 2025.

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Di fronte a questa escalation, Zelenskyy ha alzato ulteriormente la pressione sugli alleati occidentali. Le scorte ucraine di missili intercettori per i sistemi Patriot sono, a suo dire, quasi completamente esaurite, e la Russia sta sfruttando consapevolmente questa «carenza critica». «Gli intercettori balistici avrebbero potuto salvare le vite di coloro che sono stati uccisi oggi», ha dichiarato il presidente ucraino l'8 agosto, annunciando contestualmente un accordo con Washington per consegne mensili di missili Patriot. Un passo avanti, ma insufficiente: Zelenskyy ha avvertito che i volumi concordati per il 2026 sono inferiori a quelli ricevuti nel 2025 e che le consegne mensili non riusciranno a coprire il fabbisogno.

Il 5 agosto, il presidente Donald Trump aveva già risposto picche alla richiesta ucraina di «centinaia di intercettori aggiuntivi», citando una grave carenza nelle scorte americane. Secondo fonti del Pentagono, i missili Patriot disponibili negli arsenali USA sarebbero scesi da oltre 2.300 unità a febbraio a circa 800, erosi anche dalle esigenze legate all'escalation in Medio Oriente. I nuovi impianti produttivi non consentiranno aumenti significativi della capacità prima del 2030. Per colmare il vuoto nell'immediato, l'Ucraina sta cercando munizioni aggiuntive da Germania, Polonia, paesi scandinavi e Israele.

Il 9 agosto, Zelenskyy ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero concesso all'Ucraina le licenze per produrre internamente i sistemi Patriot. Ma la strada è lunga: la messa a regime richiederebbe, secondo il presidente ucraino, «da dodici mesi a diversi anni», tra burocrazia, trasferimenti di tecnologia e catene di fornitura da costruire. Non è mancata una nota di ambiguità: Matthew Whitaker, ambasciatore statunitense presso la NATO, ha dichiarato all'inizio di agosto che Washington non avrebbe consentito la produzione autonoma ucraina dei missili intercettori PAC-3, a causa dei rigorosi controlli sulle esportazioni. I due comunicati appaiono difficilmente conciliabili, e nessuna delle due parti ha chiarito pubblicamente la contraddizione.

Nel frattempo, l'Ucraina risponde sul fronte offensivo. Nella notte dell'8 agosto, droni ucraini hanno colpito una batteria del sistema russo S-400 nella regione di Krasnodar, poche ore dopo che quella postazione aveva lanciato missili contro il territorio ucraino. Il 10 agosto, un attacco di droni su Nizhnekamsk, in Tatarstan, a circa 1.200 chilometri dal confine ucraino, ha causato — secondo le autorità russe — tra le dodici e le tredici vittime e 39 feriti, colpendo anche una grande raffineria di petrolio. Il 9 agosto Zelenskyy aveva anticipato che missili balistici di fabbricazione ucraina potrebbero colpire obiettivi in Russia già in autunno. La guerra dei missili, insomma, non si combatte solo in una direzione.

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