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Politica Estera
Trump spinge sulla guerra, mentre crescono costi e dubbi

Trump spinge sulla guerra, mentre crescono costi e dubbi

La Redazione ·23 luglio 2026 5:19

La guerra contro l’Iran entra nella sua dodicesima notte di attacchi consecutivi e il bilancio, già pesante, comincia a farsi sentire ben oltre il fronte. Gli Stati Uniti contano 18 soldati uccisi e circa 450 feriti; intanto la rappresaglia iraniana contro le basi americane nei Paesi del Golfo ha reso ancora più instabile uno scenario che, giorno dopo giorno, appare sempre meno controllabile.

Il prezzo politico ed economico della campagna è salito con la stessa rapidità di quello militare. Finora sarebbero già stati spesi 37,5 miliardi di dollari, con altri 67 miliardi messi a bilancio, in parte destinati a programmi segreti. La richiesta del Pentagono per un totale di 95 miliardi è stata approvata dalla Camera, ma l’ampiezza della cifra racconta da sola quanto il conflitto stia diventando un impegno lungo, costoso e sempre più difficile da giustificare.

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A pesare non sono solo le spese per le armi e per l’apparato militare. Il caro carburanti è già una conseguenza concreta della crisi: la benzina è salita del 25%, alimentando l’impressione che la guerra stia entrando nella vita quotidiana degli americani con effetti immediati e tangibili. È qui che il fronte interno comincia a incrinarsi. L’idea di una campagna rapida, risolutiva e politicamente gestibile lascia il posto a una realtà più opaca, fatta di costi crescenti e di prospettive sempre più incerte.

Nel frattempo, la distanza tra la linea della Casa Bianca e il sentire del Paese si allarga. Il via libera della Camera non basta a spegnere i dubbi di un’opinione pubblica che guarda alla guerra con crescente diffidenza, soprattutto mentre non si intravede una vera via d’uscita. E con le elezioni legislative di metà mandato ormai vicine, il conflitto rischia di trasformarsi in una prova decisiva non solo per la strategia americana in Medio Oriente, ma anche per la tenuta politica di Trump. Lui, però, non rallenta. Va avanti, diritto, come se il tempo politico potesse ancora reggere il peso della guerra.

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