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Ventunesimo pacchetto di sanzioni UE alla Russia: 218 misure contro banche, flotta ombra e reti cripto
Foto: Dušan Cvetanović / Pexels

Ventunesimo pacchetto di sanzioni UE alla Russia: 218 misure contro banche, flotta ombra e reti cripto

La Redazione ·27 luglio 2026 21:05

Il 23 luglio 2026 il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il più esteso per numero di designazioni degli ultimi quattro anni. Sono 218 le nuove misure restrittive — 48 a carico di persone fisiche e 170 nei confronti di entità — che intervengono su settori che vanno dal sistema bancario all'energia, dalla cantieristica militare alle criptovalute. Il tratto più nuovo di questo round non è però il numero: è la scelta esplicita di colpire i circuiti paralleli che Mosca ha costruito per mantenere aperti i flussi finanziari e aggirare le restrizioni già in vigore, spesso con la collaborazione di operatori in Paesi formalmente neutrali.

La proposta era stata presentata dalla Commissione europea il 9 giugno 2026 e il lungo negoziato che ha preceduto l'adozione spiega alcune delle soluzioni di compromesso contenute nel testo finale. Sul fronte finanziario, l'UE ha imposto il congelamento dei beni e il divieto di mettere fondi a disposizione di 94 banche e istituzioni finanziarie russe, estendendo il divieto di transazioni ad altri 33 istituti. Tra i colpiti figurano una banca con sede in Mongolia, due filiali di banche russe in India — inclusa una filiale di VTB Bank — e una banca kirghisa collegata al sistema di messaggistica finanziaria SPFS, l'alternativa russa a SWIFT.

Sul fronte delle criptovalute, il pacchetto aggiunge quattro nuove designazioni legate alla rete A7, fondata nel 2024 e controllata in maggioranza dall'oligarca israelo-moldavo Ilan Shor, con ramificazioni recenti verso l'Africa. Il divieto di transazioni si estende a 14 piattaforme di servizi cripto con sede in Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Ma la vera novità normativa è l'introduzione della possibilità, per la prima volta, di un divieto totale nei confronti di Paesi terzi che ospitano piattaforme cripto usate dalla Russia per eludere le sanzioni: uno strumento pensato come deterrente per i governi meno collaborativi, prima ancora che come misura punitiva immediata.

Analogo il ragionamento per i beni a duplice uso — tecnologie che hanno impieghi sia civili sia militari. Sono state aggiunte 51 nuove entità ai controlli sull'export di microelettronica, macchine a controllo numerico e attrezzature per i semiconduttori. Alcune hanno sede in Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Non si tratta di sanzioni a quei Paesi, ma di pressione sui singoli operatori accusati di fungere da canale per rifornire l'industria bellica russa.

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Il settore energetico introduce un equilibrio delicato tra ambizioni e compromessi politici. Il pacchetto congela per dodici mesi — fino al 15 luglio 2027 — il meccanismo di adeguamento automatico del tetto al prezzo del petrolio russo, bloccandolo a 44,10 dollari al barile. La sospensione serve, secondo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, affinché «la macchina bellica russa non possa beneficiare degli shock di mercato», in riferimento alle turbolenze legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Sono state designate 18 entità nel settore petrolifero, tra cui tre raffinerie russe e la raffineria bielorussa di Mozyr, e aggiunte 41 navi alla lista della cosiddetta flotta ombra, portando il totale a oltre 630 unità. Le missioni navali europee Irini e Atalanta sono state autorizzate a effettuare controlli di bandiera: il 20 luglio 2026 l'operazione Irini ha già ispezionato nel Mediterraneo la nave MV South Star. Sul gas naturale liquefatto è stata invece introdotta un'esenzione limitata, dopo il veto della Grecia.

Una parte consistente del pacchetto riguarda il complesso militare-industriale russo: 56 nuove designazioni, di cui 37 direttamente legate alla produzione e alla filiera di fornitura dei droni a lungo raggio. L'elenco dei beni la cui esportazione verso la Russia è vietata si allarga a polveri di nichel, leghe per rivestimenti anticorrosione di motori aeronautici, polveri di berillio e componenti specifici per droni. Dal lato delle importazioni, nuove restrizioni colpiscono minerali di rame, nichel e piombo che generano per Mosca ricavi superiori a 60 milioni di euro.

Non mancano le frizioni politiche interne. Una proposta di divieto all'importazione di pesce dalla Russia è stata stralciata per l'opposizione di Portogallo e Germania. Sul fronte propaganda, otto persone sono state sanzionate, tra cui il ministro dello Sport russo Mikhail Degtyarev. È stato inoltre raggiunto un accordo per anticipare misure volte a limitare — non a bloccare del tutto — i visti agli ex combattenti russi in Ucraina.

L'Alta Rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas ha definito il pacchetto il più ricco di designazioni degli ultimi quattro anni, aggiungendo: «Ogni viaggio illecito contribuisce a sostenere la macchina da guerra russa. Stiamo abbinando le nostre sanzioni ad azioni in mare». Von der Leyen ha citato i segnali di tensione nell'economia russa — inflazione vicina al 6%, tassi al 14,5%, ricavi energetici calati di circa il 40% all'inizio del 2026 — come indicatori dell'efficacia cumulativa delle misure. Un'interpretazione che non tutti condividono: gli effetti delle sanzioni sui tempi e sull'esito del conflitto restano oggetto di valutazioni divergenti tra analisti ed economisti, e la capacità russa di adattarsi ai circuiti alternativi — come dimostra proprio la necessità di questo ventunesimo pacchetto — è ancora lungi dall'essere azzerata.

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