Trump spinge per Infantino all'Onu
Donald Trump starebbe pensando a Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. L’ipotesi, rilanciata da fonti di stampa, nasce dalla convinzione del presidente americano che il numero uno della FIFA sia una figura capace di farsi rispettare a livello globale e di creare consenso attorno a sé.
La scelta arriverebbe in un momento delicato per l’organizzazione internazionale, chiamata a individuare il successore di António Guterres, il cui mandato terminerà alla fine dell’anno. Sul piano formale, una candidatura di questo peso non potrebbe prescindere dal passaggio attraverso il Consiglio di Sicurezza, dove serve l’endorsement dei quindici membri, seguito poi dal via libera dell’Assemblea generale. È un percorso complesso, che rende ogni ipotesi ancora più politica che concreta.
Resta però un punto decisivo: non è chiaro se Infantino abbia intenzione di entrare davvero in questa partita. Nemmeno è definito quanto Trump abbia discusso con lui dell’eventualità. L’indiscrezione, al momento, racconta soprattutto un’idea del presidente americano, più che un progetto già condiviso e avviato.
La proposta si inserisce in un contesto in cui i nomi circolati finora non avrebbero convinto fino in fondo. Tra i possibili candidati sono stati citati anche l’ex presidente cilena Michelle Bachelet e il direttore argentino dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica Rafael Grossi, profili che alcuni osservatori considerano esposti a ostacoli geopolitici diversi. Dentro questo scenario, Infantino appare come una scelta fuori schema: meno diplomatica sulla carta, ma forse più vicina al gusto di Trump per le figure forti e riconoscibili.
Del resto, il rapporto tra Trump e il presidente della FIFA si sarebbe rafforzato proprio nel clima del Mondiale nordamericano, trasformando un legame istituzionale in una sintonia personale più evidente. Ed è anche per questo che l’eventuale approdo di Infantino all’Onu viene letto come un segnale politico prima ancora che amministrativo.
Se l’idea prendesse corpo, potrebbe persino aprire una fase diversa nei rapporti tra Trump e le Nazioni Unite. Il presidente non ha mai nascosto la sua insofferenza verso l’ONU, accusata spesso di muoversi con lentezza e di incidere poco nei grandi conflitti internazionali. Con Infantino, invece, la Casa Bianca potrebbe immaginare un interlocutore più vicino alla sua visione del potere: pragmatica, mediatica, costruita sull’idea che l’autorevolezza nasca anche dalla capacità di riunire attorno a sé mondi molto diversi.