Trump minaccia l'UE di dazi sulle Big Tech: «Revocate le multe o la pagherete cara»
Il giorno stesso in cui entravano in vigore nuovi dazi americani su sessanta paesi, Donald Trump ha alzato ulteriormente la posta con l'Europa. Il 24 luglio 2026, tramite un post su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha minacciato dazi sostanziali contro l'Unione Europea e annunciato l'avvio immediato di un'indagine ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, lo strumento che autorizza Washington a reagire a pratiche commerciali estere ritenute sleali o discriminatorie. Il bersaglio dichiarato: le sanzioni che Bruxelles ha inflitto alle grandi aziende tecnologiche americane.
«L'Unione Europea ci ricasca e, come al solito, prende direttamente di mira le grandi aziende americane!», ha scritto Trump, accusando l'UE di «derubare» le imprese statunitensi con condotte che ha definito «illegali e altamente non etiche». Il tycoon ha aggiunto che le sanzioni inflitte alle aziende tecnologiche «saranno completamente annullate», lanciando di fatto un ultimatum a Bruxelles.
La scintilla immediata è stata la multa che la Commissione Europea ha comminato a Google il 23 luglio 2026: 890 milioni di euro per violazioni del Digital Markets Act (DMA), la legge europea sui mercati digitali entrata in vigore nel novembre 2022. La sanzione è stata divisa in due tronconi: 460 milioni di euro per la cosiddetta auto-preferenza, ovvero la pratica di Google di favorire i propri servizi — shopping, hotel, trasporti, risultati sportivi — all'interno del motore di ricerca; altri 430 milioni per le restrizioni anti-steering su Google Play, che impedivano agli sviluppatori di app di indirizzare gli utenti verso offerte più convenienti al di fuori del negozio digitale. Google ha 60 giorni — fino a circa il 21 settembre 2026 — per adeguarsi, pena sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato medio giornaliero mondiale della capogruppo Alphabet.
Nel suo attacco, Trump ha citato cifre più ampie, riferendosi a multe per 15 miliardi di dollari ad Apple, 3 miliardi a Meta e 2,5 miliardi ad Amazon. I numeri vanno letti con qualche precisazione: nel caso di Apple, la cifra da 15 miliardi di dollari si riferisce in larga parte alla decisione del 2024 della Corte di Giustizia Europea che ha ordinato all'Irlanda di recuperare circa 13 miliardi di euro di imposte non versate, più che a una multa diretta della Commissione. Apple ha comunque subito sanzioni separate: 1,8 miliardi di euro nel marzo 2024 per le regole anticoncorrenziali dell'App Store, e altri 500 milioni di euro nell'aprile 2025 per ulteriori infrazioni al DMA. Per Meta, le sanzioni europee più significative includono quasi 800 milioni di euro per pratiche abusive legate a Facebook Marketplace, 200 milioni per violazioni del DMA e 1,2 miliardi di euro per infrazioni alle norme sulla privacy. Amazon, invece, aveva raggiunto nel dicembre 2022 un accordo con l'UE per chiudere due procedimenti antitrust in cambio di concessioni commerciali, evitando una multa diretta.
Sullo sfondo, Google porta già il peso di oltre 8 miliardi di euro di sanzioni antitrust europee accumulate negli anni: 2,42 miliardi nel 2017 per Google Shopping, 4,34 miliardi nel 2018 per Android — sentenza confermata in via definitiva il 2 luglio 2026 a circa 4,1 miliardi — e 1,49 miliardi nel 2019 per restrizioni pubblicitarie su AdSense.
Le reazioni europee alle minacce di Trump non si sono ancora cristallizzate in una risposta ufficiale unitaria, ma la posta in gioco è alta. Il DMA è il cuore della strategia europea per regolamentare le grandi piattaforme digitali — i cosiddetti gatekeeper — e cedere alle pressioni di Washington significherebbe mettere in discussione la sovranità regolatoria dell'Unione. Dall'altra parte, un'escalation tariffaria con gli Stati Uniti potrebbe colpire settori dell'economia europea già esposti alle tensioni commerciali globali. La Sezione 301, invocata da Trump, è lo stesso meccanismo che in passato ha preceduto l'introduzione di dazi su acciaio, alluminio e prodotti tecnologici cinesi: non è una minaccia simbolica.
L'annuncio arriva il giorno in cui la Casa Bianca ha imposto dazi tra il 10% e il 12,5% su prodotti provenienti da 60 partner commerciali accusati di non aver contrastato il lavoro forzato — misure entrate in vigore proprio il 25 luglio 2026. Il fronte commerciale tra Washington e Bruxelles, dunque, si fa più affollato e più teso, con le imprese tecnologiche americane a fare da catalizzatore di una disputa che va ben oltre il perimetro del digitale.