Antonio Tajani arriverà a Lussemburgo con un’agenda fitta e politicamente sensibile. Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea metterà subito al centro la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, in un passaggio che conferma quanto il fronte orientale resti il banco di prova principale della coesione europea. In videocollegamento con il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, i ministri discuteranno del rafforzamento della pressione politica e sanzionatoria su Mosca, insieme al sostegno concreto a Kyiv. L’Italia ribadirà il proprio impegno a favore dell’Ucraina e della costruzione di una pace giusta e duratura, collegando l’assistenza politica e materiale alla prospettiva europea del Paese e al percorso di ricostruzione, anche in vista della prossima Conferenza sulla Ripresa dell’Ucraina di Danzica.
Accanto al dossier ucraino, il Medio Oriente assorbirà una parte rilevante del confronto. La crisi regionale continua a intrecciare fronti diversi e a produrre effetti che vanno ben oltre i suoi confini: Gaza, Cisgiordania, Libano, sicurezza marittima, libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, rapporti tra Unione Europea e Paesi del Golfo. In questo quadro, Tajani riaffermerà la posizione italiana favorevole alla de-escalation e alla soluzione diplomatica delle tensioni in corso, sostenendo la prosecuzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Roma spingerà anche per il rafforzamento dell’operazione ASPIDES, considerata uno strumento utile a proteggere la sicurezza marittima in una delle aree più delicate per i traffici internazionali.
La stessa attenzione alla stabilità guiderà il dossier libanese. L’Italia confermerà il proprio impegno per un Libano più solido sul piano istituzionale, con un’attenzione particolare al rafforzamento delle strutture statali e delle forze armate, viste come elementi decisivi per la tenuta del Paese. È una linea coerente con la più ampia strategia italiana: contenere le crisi, evitare nuove fratture, sostenere gli attori istituzionali quando la pressione regionale rischia di travolgerli. In un contesto così instabile, il linguaggio della prudenza diplomatica non è rinuncia, ma metodo.
Nel pomeriggio, il baricentro del dibattito si sposterà sulle relazioni tra Unione Europea e Cina. Qui il tono cambierà, ma non la sostanza: Pechino viene considerata un interlocutore indispensabile, e allo stesso tempo un partner con cui servono chiarezza e fermezza. Tajani insisterà sulla necessità di un dialogo franco e costruttivo, fondato sulla tutela degli interessi strategici europei e sulla correzione delle asimmetrie commerciali e negli investimenti che pesano sulla competitività del sistema industriale europeo. Il tema non sarà soltanto economico. Riguarderà anche la sicurezza globale e gli sviluppi nell’Indo-Pacifico, area cruciale per il commercio mondiale e sempre più esposta al rischio di escalation militare. In questo quadro, l’Italia richiamerà il contributo che la Cina può offrire alla soluzione delle principali crisi internazionali, a partire da Ucraina e Golfo, ma senza rinunciare a chiedere responsabilità e equilibrio.
La giornata di Tajani si chiuderà con il Consiglio di Associazione UE-Egitto, insieme al ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. Anche questo passaggio si inserisce in una trama più ampia: costruire relazioni solide con i partner chiave del Mediterraneo allargato, mantenendo aperti i canali politici mentre le crisi si moltiplicano e si sovrappongono. In una fase in cui ogni tavolo diplomatico sembra collegato agli altri, Lussemburgo diventa il luogo in cui l’Europa prova a tenere insieme sicurezza, interesse strategico e capacità di mediazione.







