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Ceuta, 84 morti e 60mila arrivi in poche ore: l'Europa si divide sulla risposta
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Ceuta, 84 morti e 60mila arrivi in poche ore: l'Europa si divide sulla risposta

Crisi migratoria senza precedenti nell'enclave spagnola. Madrid chiede un vertice d'urgenza dei 27, Roma sospende Schengen con la Spagna.

La Redazione ·1 agosto 2026 13:06 ·4 min di lettura

Ottantaquattro persone morte in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta. Circa 60.000 entrate nell'enclave spagnola in poche ore, un numero equivalente al 70% della popolazione locale. Sono i numeri che descrivono la crisi migratoria esplosa nei giorni scorsi nell'unico lembo di territorio europeo che confina direttamente con l'Africa, e che adesso tiene banco nelle cancellerie di mezza Europa.

Ceuta è spagnola dal 1668, ma si trova sulla costa settentrionale del Marocco: insieme a Melilla, rappresenta l'unico confine terrestre tra i due continenti. È in questo corridoio geografico che si è consumata, nell'arco di poche ore, una delle ondate migratorie più intense che l'Europa ricordi. Il Ministero dell'Interno spagnolo ha dichiarato la situazione «quasi nella norma», segnalando che gli ingressi irregolari si sono fermati, e ha confermato che circa 48.000 migranti su quelli arrivati sono già stati rimpatriati in Marocco. Sul fronte delle vittime, 67 corpi sono stati recuperati dalle autorità spagnole e 17 dalle forze di sicurezza marocchine: dall'inizio dell'anno, il totale dei morti per attraversamenti a nuoto verso Ceuta sale a 97.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha scritto a Bruxelles — al Presidente del Consiglio Europeo, alla Presidente della Commissione e alla presidenza di turno del Consiglio UE — chiedendo una riunione urgente dei ministri degli Interni dei 27 Stati membri. La sua tesi è che la sicurezza delle frontiere esterne sia una responsabilità condivisa, e che serve una «risposta comune». Ursula von der Leyen ha risposto accettando la videochiamata chiesta da Madrid e definendo la situazione a Ceuta «inaccettabile», aggiungendo che «non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole». La Presidente della Commissione ha incaricato i Commissari per gli Affari Interni e per il Mediterraneo e la Demografia di indagare e di supportare la Spagna anche attraverso Frontex.

Mentre Bruxelles cerca un terreno comune, le capitali si muovono in ordine sparso. L'Italia ha sospeso in via temporanea l'accordo di Schengen con la Spagna per un mese — a partire dal 1° agosto 2026 — reintroducendo i controlli di frontiera per i cittadini extra-UE su voli e rotte marittime. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la misura «straordinaria, adottata per tutelare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni per la nostra Nazione», e ha sottolineato che la linea italiana è «condivisa da un numero sempre maggiore di Nazioni». Non a caso, insieme alla Danimarca, Roma ha promosso una lettera firmata da 22 Paesi UE per una videoconferenza urgente dei ministri degli Interni, con all'ordine del giorno il rafforzamento di Frontex e la cooperazione con il Marocco. Anche Finlandia, Austria e Danimarca si sono espresse a favore della sospensione di Schengen; la Francia ha intensificato i controlli al confine con la Spagna.

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Sánchez ha reagito con durezza, definendo queste reazioni «asimmetriche» e «contrarie al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà», e attribuendole a «pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici». Il Ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l'ambasciatore italiano a Madrid in segno di protesta formale. Sánchez ha anche ricordato che Ceuta non fa parte dello spazio Schengen e che la Spagna, secondo Frontex, è tra i confini esterni meno permeabili dell'Unione.

Sullo sfondo ci sono dinamiche geopolitiche complesse. Alcuni analisti collegano l'ondata migratoria alle tensioni diplomatiche tra Madrid e Rabat, in particolare dopo la visita di Sánchez ad Algeri il 20 luglio scorso e alla storica rivalità tra Marocco e Algeria sulla questione del Sahara Occidentale. Una recente sentenza della Corte Suprema spagnola, che vieta i respingimenti immediati di chi arriva a nuoto, è stata citata come fattore sfruttato dalle organizzazioni criminali per incentivare i traversamenti. Nel frattempo, il governo spagnolo ha schierato l'esercito e rinforzi della Guardia Civil, e ha avviato l'installazione di barriere galleggianti al largo del molo del Tarajal per bloccare nuovi arrivi. Il Ministro dell'Interno marocchino Abdelouafi Laftit ha assicurato a Madrid che il Marocco riprenderà tutti i propri cittadini entrati illegalmente. Madrid ha anche chiarito che la procedura straordinaria di regolarizzazione avviata ad aprile 2026 non si applica a chi è giunto in questi giorni: essa richiede la residenza in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e una permanenza continuativa di almeno cinque mesi.

La crisi di Ceuta è già stata paragonata a quella del maggio 2021, quando circa 8.000-10.000 persone entrarono nell'enclave dopo un allentamento dei controlli marocchini in un clima di forti tensioni diplomatiche tra i due Paesi. Allora, la situazione rientrò in tempi relativamente rapidi. Oggi i numeri sono di un ordine di grandezza diverso, e la risposta europea appare ancora frammentata tra chi chiede solidarietà e chi risponde con misure unilaterali.

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