Ceuta, migliaia di migranti a nuoto dall'Africa: Roma minaccia la sospensione di Schengen con Madrid
Ondata di arrivi nell'enclave spagnola in Nordafrica. Meloni valuta misure sui confini, Tajani attacca Sánchez. Madrid convoca l'ambasciatore italiano.
Un tratto di mare di pochi chilometri, percorso a nuoto o aggrappati a materassini gonfiabili, con bambini in braccio e, in alcuni casi, nonostante disabilità fisiche. Dal 30 luglio 2026 Ceuta — l'enclave spagnola incastonata nel Nordafrica, circondata dal Marocco — è tornata al centro dell'emergenza migratoria europea. Migliaia di persone hanno attraversato lo stretto che separa la città autonoma dalla costa marocchina, ripetendo dinamiche già viste nel maggio 2021, quando oltre ottomila migranti entrarono nell'enclave nell'arco di quarantotto ore.
Nei giorni precedenti all'ondata principale erano già arrivati tra 1.500 e 2.000 migranti, con una media di circa trecento ingressi al giorno. I centri di accoglienza della città — che conta una popolazione di circa 85.000 abitanti — sono saturi, e centinaia di persone si sono accampate per strada. L'Assemblea di Ceuta ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che chiede la chiusura temporanea della frontiera con il Marocco e la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Almeno nove-undici corpi di migranti annegati sono stati recuperati durante le traversate.
Il governo di Madrid ha risposto mobilitando l'esercito in supporto alla Guardia Civil nei controlli alla frontiera. Il presidente Pedro Sánchez e il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska si sono recati a Ceuta il 31 luglio per verificare direttamente la situazione. Fonti del Ministero dell'Interno spagnolo hanno indicato tra le cause dell'escalation una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che vieta i respingimenti immediati per i migranti intercettati via mare, anche se alcuni degli stessi migranti intervistati hanno dichiarato di non essere a conoscenza di tale pronuncia.
La crisi non ha tardato a innescare uno scontro diplomatico tra Roma e Madrid. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che l'Italia sta valutando la sospensione temporanea degli accordi di Schengen con la Spagna, sostenendo che «l'immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia per la sicurezza dei confini europei» e che «l'Italia non resterà a guardare». Sul fronte italiano si sono espressi in modo analogo entrambi i vicepremier: Antonio Tajani ha dichiarato di essere favorevole alla misura, mentre Matteo Salvini ha aggiunto il proprio sostegno alla posizione.
Tajani ha alzato ulteriormente i toni criticando la scelta del governo di Sánchez di «dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari», definendola «profondamente sbagliata» e un incentivo al traffico di esseri umani. Fonti del governo spagnolo hanno però smentito qualsiasi collegamento tra la regolarizzazione citata dal ministro italiano e la crisi attuale, precisando che la procedura in questione impone condizioni molto specifiche — tra cui la residenza continuativa in Spagna prima del 1° gennaio 2026 — che non si applicano ai recenti arrivi a Ceuta.
La risposta di Madrid alle parole italiane è stata immediata e tagliente. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito le dichiarazioni di Tajani «indegne per un Ministro degli Esteri di un Paese partner e amico», accusandolo di «demagogia partitica» in luogo della «solidarietà europea». Albares ha annunciato la convocazione dell'ambasciatore d'Italia a Madrid per il 31 luglio 2026.
Sul piano tecnico, vale la pena chiarire cosa comporterebbe concretamente la sospensione di Schengen evocata dal governo italiano. L'accordo regola la libera circolazione tra i Paesi firmatari, ma il Codice frontiere Schengen prevede già la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza. Non si tratterebbe quindi di un'uscita dall'area comune, ma di una misura eccezionale — già adottata in passato da altri Stati per ragioni di sicurezza o flussi migratori — che reintrodurrebbe verifiche sistematiche ai valichi con la Spagna. Le conseguenze pratiche per i cittadini che si spostano tra i due Paesi dipenderebbero dall'estensione e dalle modalità con cui la misura fosse eventualmente applicata.
Ceuta — insieme a Melilla, l'altra enclave spagnola in Nordafrica — rappresenta l'unico confine terrestre tra l'Unione Europea e il continente africano. La sua posizione la rende da anni un punto di pressione strutturale per i flussi migratori dal Maghreb e dall'Africa subsahariana. Quello che accade sulle sue rive non è mai soltanto un problema bilaterale tra Spagna e Marocco: è, per definizione, una questione europea.