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Spesa militare, Crosetto smentisce lo scostamento da 21 miliardi: ma il dibattito è aperto
Illustrazione generata con AI

Spesa militare, Crosetto smentisce lo scostamento da 21 miliardi: ma il dibattito è aperto

La Redazione ·29 luglio 2026 6:09

La settimana che si chiude ha portato in Parlamento uno scontro destinato a segnare il dibattito autunnale: quanti miliardi l'Italia è disposta a destinare alla difesa, e soprattutto come reperirli. Al centro della polemica ci sono le dichiarazioni del ministro Guido Crosetto nelle audizioni parlamentari del 22 e del 28 luglio 2026, ma anche la lettura che l'opposizione ne ha dato — e che il ministro stesso ha poi smentito.

A innescare la scintilla è stato il senatore del Movimento 5 Stelle Bruno Marton, che ha accusato il governo di voler chiedere uno scostamento di bilancio da 21 miliardi di euro per finanziare le spese militari. Un dato — pari allo 0,9% del Pil — che, secondo Marton, andrebbe ben oltre i 19 miliardi di spese aggiuntive già preventivate dallo stesso Crosetto per il biennio 2027-2028. La replica del ministro è arrivata il 28 luglio: Crosetto ha smentito di aver mai parlato di uno scostamento da 21 miliardi dopo l'estate, precisando che la «scelta politica» all'esame del Parlamento riguarderà uno 0,9% del Pil destinato alla difesa e uno 0,6% all'energia, su cui si voterà a settembre.

A complicare il quadro c'è anche il programma europeo SAFE — Support for Ammunition Production — per cui l'Italia ha prenotato 14,9 miliardi di euro. Crosetto ha spiegato che si tratta di uno strumento di finanziamento tecnico, non di una spesa aggiuntiva: la decisione finale sull'utilizzo di quei fondi arriverà entro fine anno e dipenderà dalla convenienza finanziaria rispetto ad altri strumenti come BOT e CCT. La Commissione Europea, dal canto suo, ha espresso un giudizio «molto, molto positivo» sull'eventuale utilizzo integrale dei fondi da parte dell'Italia.

Il contesto in cui si muove questo dibattito è quello degli impegni assunti dall'Italia sul fronte NATO. Al vertice dell'Aia del 2025, gli Stati membri si sono impegnati a destinare il 5% del Pil alla difesa entro il 2035 — di cui il 3,5% per le esigenze militari di base e l'1,5% per la spesa legata alla sicurezza. L'Italia ha riconfermato quell'obiettivo al vertice di Ankara. Sul piano interno, la traiettoria è già in salita: la spesa per la difesa era all'1,52% del Pil nel 2024, è salita al 2,01% stimato nel 2025 e al 2,1% nel 2026, anche grazie a riclassificazioni di alcune voci di bilancio. Il 22 luglio, Crosetto aveva fissato il traguardo del 3,5% entro il 2035.

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Il nodo politico: difesa o bollette?

La domanda che divide la politica italiana non è solo tecnica. Marton ha sintetizzato la posizione del M5S in modo diretto: gli italiani attendono provvedimenti urgenti contro il caro-carburanti e il caro-bollette, non miliardi aggiuntivi per gli armamenti. Il leader del partito, Giuseppe Conte, ha accusato il governo di privilegiare gli investimenti militari rispetto alle emergenze economiche e sociali. Su una linea simile si è mosso Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha definito «follia» destinare quelle risorse agli armamenti mentre stipendi e sanità pubblica sono in difficoltà.

Dalla parte opposta, Ettore Rosato di Azione ha difeso la scelta, sottolineando la necessità di garantire maggiori dotazioni e strumenti ai militari italiani. Crosetto ha sostenuto che investire nella difesa è una «scelta di responsabilità nazionale»: la sicurezza, ha argomentato il ministro, è il presupposto per la crescita economica, gli investimenti, i diritti sociali e il benessere duraturo. A questo si aggiungerebbero, secondo Crosetto, ricadute positive in termini di know-how industriale, occupazione e innovazione.

A tenere insieme il tutto c'è la procedura dello scostamento di bilancio, che permette allo Stato di ricorrere all'indebitamento per finanziare misure eccezionali, previa autorizzazione del Parlamento a maggioranza assoluta. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti aveva anticipato il 27 luglio l'intenzione di utilizzare la «clausola nazionale in deroga al Patto di stabilità» per aprire spazi di bilancio significativi, con un mandato parlamentare da richiedere la settimana successiva. Settembre, dunque, sarà il mese delle scelte: il Parlamento sarà chiamato a esprimersi su una delle partite di bilancio più delicate degli ultimi anni, in un clima politico già teso tra chi considera la difesa una priorità irrinunciabile e chi vorrebbe quelle risorse indirizzate altrove.

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