Nona notte di raid Usa sull'Iran: l'escalation che infiamma il Golfo e ridisegna gli equilibri energetici
Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, con le forze americane che hanno lanciato una nona notte consecutiva di raid contro obiettivi militari iraniani nelle prime ore di lunedì. L'operazione, annunciata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), mira a colpire centri di comando, sistemi di difesa aerea, capacità navali e basi di lancio missilistico, con l'obiettivo strategico di ridurre le capacità operative di Teheran. La decisione arriva dopo la morte di un militare statunitense in Iraq, vittima sabato della detonazione controllata di un drone iraniano abbattuto, un evento che ha ulteriormente inasprito il tono del conflitto.
La risposta iraniana non è tardata: Teheran ha lanciato un attacco contro il Bahrein, sede del quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense, dimostrando che la tensione non si limita al territorio nazionale ma si estende a tutto il Golfo. Da parte iraniana non sono ancora disponibili bilanci ufficiali su vittime o danni, ma i media di Stato hanno riportato esplosioni nel sud e nel nord-ovest del Paese, segnalando che l'operazione americana ha colpito infrastrutture sensibili in diverse regioni. La situazione è resa ancora più complessa dalla presenza di Pasdaran che hanno rivendicato operazioni contro petroliere nello Stretto di Hormuz, dove una nave ha preso fuoco al largo dell'Oman, sebbene le cause dell'incendio restano incerte.
L'instabilità nella regione ha pesanti ripercussioni sul traffico marittimo, con il transito delle navi commerciali fortemente ridotto e timori di una nuova crisi energetica globale. Il Brent è tornato a superare i 90 dollari al barile, alimentando l'ansia dei mercati internazionali per un possibile shock delle forniture. Nonostante gli Stati Uniti abbiano affondato gran parte della Marina convenzionale iraniana, i Pasdaran conservano una flotta di centinaia di piccole imbarcazioni veloci, altamente insidiose, mentre Teheran mantiene circa il 70% dei suoi lanciatori mobili e dell'arsenale missilistico prebellico. La tensione si riflette anche sulle scorte Usa di munizioni pesanti a lungo raggio, estremamente basse, e sulla possibilità che un accordo con Teheran possa essere siglato presto, forse già nel fine settimana, come ha lasciato intendere Donald Trump annnullando i raid precedentemente minacciati.