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La vendetta di Mojtaba Khamenei: la lista dei criminali e la volontà irrevocabile dell'Iran

La vendetta di Mojtaba Khamenei: la lista dei criminali e la volontà irrevocabile dell'Iran

La Redazione ·12 luglio 2026 7:22

In un momento di profonda lutto nazionale, segnato dalla sepoltura del padre Ali Khamenei, Mojtaba Khamenei ha fatto il suo primo atto pubblico come nuova Guida Suprema dell'Iran, trasformando il dolore in una promessa di vendetta ineludibile. Il messaggio, letto dalla televisione di Stato in occasione della cerimonia funebre, non è una semplice dichiarazione di circostanza, ma un giuramento solenne che la nazione iraniana ha già recepito come la sua volontà collettiva. "Questa vendetta è la volontà della nostra nazione e deve certamente essere compiuta", ha dichiarato con fermezza Mojtaba, definendo l'atto non come un'opzione, ma come un desiderio imperativo del popolo intero [1][5].

Il cuore del discorso è rivolto contro i "criminali assassini" responsabili della morte del leader martirizzato e di tutti gli altri caduti in queste guerre [2]. Mojtaba non si limita a invocare la giustizia in termini astratti: ha annunciato che la lista dei criminali è già stata compilata e che ciascun nome su quel roster sarà sottoposto alla vendetta promessa [3][8]. Tra i responsabili indicati figurano leader occidentali di alto profilo, inclusi il premier italiano Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il leader britannico Keir Starmer, che chiudono la lista nera dei responsabili [3][6]. La portata della vendetta annunciata si estende anche al sangue dei bambini perduti a causa dei bombardamenti, trasformando il dolore delle famiglie in una forza motrice per azioni future [1].

Nonostante la determinazione a proseguire con gli attacchi alle basi americane nella regione e il blocco dello stretto di Hormuz, Mojtaba Khamenei ha sottolineato un principio fondamentale: l'amicizia è cruciale con i Paesi vicini, distinguendo così tra nemici dichiarati e partner strategici [1]. La sua figura, ora al vertice dello potere iraniano, incarna la continuità di una linea politica che vede la vendetta come un dovere sacro, non come un atto di mera aggressione. La frase "la vendetta per mio padre contro i criminali assassini deve essere compiuta" [4] non è un'ipotesi, ma una certezza storica che l'Iran sta già preparando con precisione chirurgica. In questo contesto, la morte di Ali Khamenei non ha indebolito la struttura di potere iraniana, ma ha invece catalizzato una risposta collettiva che l'ayatollah Mojtaba guida con mano ferma, trasformando il lutto in una strategia di guerra definitiva [9].

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