La guerra tra Kiev e Mosca entra in una fase ancora più tesa, segnata da attacchi in profondità, accuse reciproche e una spirale di ritorsioni che sembra non trovare argini. Nelle stesse ore in cui a San Pietroburgo si apriva il Forum economico internazionale, i droni ucraini hanno raggiunto la città e colpito obiettivi indicati da Kiev come militari, mentre il Cremlino denunciava nuovi raid contro civili e prometteva una punizione inevitabile.
La scena più forte, quella che ha dato il tono alla giornata, è stata la colonna di fumo nero visibile all’orizzonte di San Pietroburgo, a ridosso dell’arrivo di delegazioni straniere e ospiti del forum. Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’azione, sostenendo che gli attacchi abbiano colpito “importanti obiettivi” nella metropoli baltica, a circa 1.100 chilometri dal confine. Tra i bersagli citati figurano un terminal petrolifero e installazioni a Kronstadt, la storica base navale sull’isola di Kotlin, dove secondo fonti ucraine sarebbe stata colpita anche una corvetta militare. L’effetto immediato si è visto anche sull’aeroporto di Pulkovo, dove decine di voli sono stati ritardati o cancellati proprio mentre il flusso dei partecipanti al forum si intensificava.
Kiev ha presentato questi raid come una risposta diretta ai bombardamenti russi della notte precedente, che secondo le autorità ucraine hanno causato oltre 20 morti e 120 feriti tra Kiev e Dnipro. Zelensky ha definito gli attacchi “giusti”, sostenendo che arrivino dopo un’offensiva massiccia e che colpiscano solo obiettivi militari. Mosca, però, ribalta completamente la narrazione. Per il Cremlino, l’Ucraina starebbe prendendo di mira i civili e agendo con la logica del terrore, non con quella della difesa.
La versione russa si concentra soprattutto su Donetsk, regione in gran parte occupata dalle forze di Mosca, dove un drono avrebbe colpito un pullman passeggeri diretto a Simferopoli, in Crimea. Il bilancio diffuso dalle autorità russe parla di 8 morti e 10 feriti. Dmitry Peskov ha definito l’episodio “un altro crimine del regime di Kiev”, aggiungendo che chi ne è responsabile dovrà essere punito e che la risposta sarà sistematica. Nella stessa cornice, il portavoce del Cremlino ha ribadito che la cosiddetta operazione speciale militare prosegue proprio per impedire simili attacchi.
Il fronte delle accuse non si ferma qui. Fonti russe hanno riferito anche della morte di due vigili del fuoco e del ferimento di altri due in un attacco di droni nella regione di Smolensk. Nella parte della regione di Zaporizhzhia controllata da Mosca, il capo dell’amministrazione filorussa ha invece sostenuto che due civili siano morti dopo che l’auto su cui viaggiavano è stata colpita da un velivolo senza pilota ucraino. Dall’altro lato, le autorità locali ucraine hanno parlato di cinque morti nei bombardamenti russi della notte tra martedì e mercoledì e di altri tre decessi in attacchi avvenuti il giorno seguente nelle zone vicine alla linea del fronte.
In questo scambio continuo di colpi e controcolpi, la guerra mostra la sua forma più inquietante: non solo la capacità di colpire lontano, ma anche quella di trasformare ogni episodio in prova dell’aggressione altrui. San Pietroburgo, città simbolo della diplomazia economica russa, è diventata per un giorno il segnale più visibile di questa nuova profondità del conflitto. E mentre i leader parlano di sicurezza, deterrenza e legittima difesa, sul terreno restano i morti, i feriti, i cieli interrotti dai droni e una guerra che si allarga sempre più nel tempo e nello spazio.







