Italia-Uruguay, accordo sulle patenti: fine di sei anni senza reciprocità
Il 9 luglio 2026, nella capitale italiana, una firma ha chiuso un capitolo di incertezza durato sei anni. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, e l'ambasciatore uruguaiano in Italia, Alfredo Guillermo Bogliaccini Llambi, hanno sottoscritto l'«Accordo sul reciproco riconoscimento delle patenti di guida» tra Italia e Uruguay, ponendo fine a un vuoto normativo aperto dal maggio 2020, quando era scaduta la precedente intesa in materia.
In termini pratici, l'accordo cambia qualcosa di concreto per migliaia di persone: chi possiede una patente italiana e risiede in Uruguay, o viceversa chi ha una patente uruguaiana e vive in Italia, potrà convertire il proprio documento di guida senza dover sostenere esami teorici e pratici, a condizione che siano rispettati determinati requisiti. Prima dell'accordo, questa possibilità era semplicemente assente: chi si trasferiva da un Paese all'altro doveva affrontare l'intero iter per conseguire una nuova patente, con costi e tempi spesso incompatibili con le esigenze di chi si sposta per lavoro o per ricongiungimento familiare.
La comunità italiana in Uruguay è tra le più numerose al mondo in proporzione alla popolazione locale: circa 90.000 cittadini italiani residenti, ai quali si aggiunge una componente di oriundi stimata intorno a 1.500.000 persone, pari al 44% dell'intera popolazione del Paese. In direzione opposta, i cittadini uruguaiani presenti in Italia sono circa 1.300, secondo dati ISTAT risalenti al 2014. Un equilibrio numerico molto asimmetrico, ma che in entrambi i sensi genera bisogni reali: muoversi, lavorare, integrarsi in un nuovo contesto senza dover ricominciare da zero per ottenere il diritto di guidare.
L'intesa, sottolineano le parti, è anche un segnale in chiave economica. Tra le ricadute attese c'è la possibilità di facilitare l'assunzione in Italia di autisti di autobus, camionisti e altri lavoratori di origine uruguaiana: un dettaglio non secondario in un Paese che da anni lamenta carenza di figure professionali nel settore del trasporto su strada. L'accordo non risolve da solo una questione strutturale, ma abbatte un ostacolo burocratico concreto che fino a ieri scoraggiava o complicava percorsi di inserimento lavorativo.
Il risultato è frutto di un lavoro congiunto tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in coordinamento con le autorità uruguaiane competenti. Un iter che richiede tempo, negoziato tecnico e volontà politica da entrambe le parti: elementi che, evidentemente, si sono allineati dopo anni di stallo.
Italia e Uruguay condividono legami storici, culturali ed economici che affondano le radici nell'ondata migratoria italiana verso il Sudamerica tra Otto e Novecento. Questo accordo si inserisce in quel filo lungo, traducendolo però in una misura di ordinaria utilità quotidiana: la possibilità di guidare regolarmente nel Paese in cui si vive, senza burocrazia doppia e senza esami da rifare. Una norma tecnica, certo. Ma per chi la aspettava da sei anni, tutt'altro che un dettaglio.