Iran deferito all'ONU dopo 20 anni: cosa significa la mossa dell'AIEA e quali rischi comporta
L'Agenzia atomica dell'ONU ha deferito l'Iran al Consiglio di Sicurezza per violazioni nucleari, una mossa che non accadeva da due decenni e che alza la tensione internazionale.
Mercoledì 9 settembre 2026, il Consiglio dei Governatori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) ha approvato a Vienna una risoluzione di portata storica: l'Iran è stato deferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per persistente inadempienza degli obblighi di non proliferazione nucleare. Un evento che non si verificava da vent'anni, l'ultima volta nel 2006, e che segna un'escalation significativa nelle relazioni internazionali, con possibili ricadute sulla stabilità globale.
La risoluzione, presentata da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, ha ottenuto 23 voti a favore, 3 contrari (Cina, Russia e Niger) e 8 astensioni. Un paese non ha partecipato al voto per arretrati nei pagamenti. L'AIEA ha espresso «grave preoccupazione» per la condotta di Teheran, invitandola a «rimediare con urgenza» alle violazioni riscontrate. Il deferimento, infatti, è la conseguenza di una serie di mancate cooperazioni e di attività che hanno sollevato seri dubbi sulla natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano.
Tra le motivazioni principali del deferimento vi è la mancanza di cooperazione dell'Iran in un'indagine di lunga data riguardante tracce di uranio rilevate dagli ispettori in siti non dichiarati. L'AIEA ha inoltre segnalato di non essere stata in grado di verificare il materiale nucleare precedentemente dichiarato, incluso l'uranio altamente arricchito, per quasi un anno. Gli ispettori non hanno avuto accesso alle strutture e alle informazioni necessarie per monitorare le scorte di uranio arricchito. In particolare, dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro siti nucleari iraniani nel giugno 2025, Teheran ha negato l'accesso agli ispettori ai siti colpiti, compromettendo la «continuità della conoscenza» dell'AIEA e rendendo impossibile determinare la dimensione o la posizione delle scorte di uranio arricchito.
Secondo l'AIEA, l'Iran mantiene una scorta di 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60% di purezza, un livello tecnicamente molto vicino al grado militare del 90%. Questa quantità, se militarizzata, potrebbe consentire all'Iran di costruire fino a 10 bombe nucleari. Il Direttore Generale dell'AIEA, Rafael Grossi, ha dichiarato di non poter escludere che materiale nucleare rimanga non contabilizzato e al di fuori delle salvaguardie, e di non poter fornire garanzie che il programma nucleare iraniano sia esclusivamente pacifico.
Il programma nucleare iraniano ha radici negli anni '50, con attività clandestine e un programma segreto di arricchimento dell'uranio risalenti alla fine degli anni '80. Le rivelazioni su strutture non dichiarate nel 2002 scatenarono una crisi internazionale, mitigata in parte dal Piano d'Azione Congiunto Globale (JCPOA) del 2015, volto a limitare le attività nucleari e aumentare la trasparenza. Tuttavia, gli sviluppi recenti, inclusi gli attacchi del giugno 2025 e la ripresa delle ostilità con Stati Uniti e Israele, hanno ulteriormente complicato il quadro. La scorsa settimana, il Presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno considerando nuovi attacchi contro strutture iraniane sospettate di ospitare attività nucleari, mentre il capo nucleare iraniano Mohammad Eslami ha affermato che l'Iran si considera in condizioni di guerra e non consentirà ispezioni ai siti colpiti fino a quando non sarà stabilito un nuovo protocollo.
Le reazioni al deferimento sono state immediate e polarizzate. L'ambasciatore iraniano all'ONU a Vienna, Reza Najafi, ha respinto la risoluzione, definendola uno «strumento politico» che mina l'indipendenza e la credibilità dell'AIEA. Ha sostenuto che l'adempimento degli obblighi di ispezione è impossibile a causa della guerra in corso e ha avvertito di una reazione iraniana. Anche il Vice Ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha condannato la risoluzione, affermando che «non porterà alcun risultato» e faciliterà «l'ulteriore erosione e il collasso finale del regime di non proliferazione». Sul fronte opposto, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, insieme all'Unione Europea, hanno espresso profonda preoccupazione per il rifiuto iraniano di cooperare. Russia e Cina, invece, hanno votato contro, sostenendo che il deferimento «manca di una base legale» e aggraverebbe la crisi, definendo il riscontro di non conformità «politicamente motivato e inverosimile».
Per i cittadini, questa decisione ha implicazioni significative sul fronte della sicurezza internazionale. Il deferimento al Consiglio di Sicurezza apre la strada a possibili sanzioni e congelamento dei beni, sebbene misure punitive siano considerate improbabili a causa del potere di veto di Russia e Cina. Il Consiglio di Sicurezza è profondamente diviso, sia su basi legali che politiche, riguardo al programma nucleare iraniano. Alcuni membri ritengono che le sanzioni ONU siano già state riapplicate nel settembre 2025, mentre Russia, Cina e Iran sostengono che la questione sia stata chiusa nell'ottobre 2025. Questa spaccatura rende incerto l'esito di qualsiasi azione futura, ma conferma un aumento delle tensioni in una regione già fragile, con il rischio concreto di un'escalation che potrebbe avere ripercussioni globali.