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Iran attacca basi USA in Giordania con missili balistici: Washington smentisce le vittime
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Iran attacca basi USA in Giordania con missili balistici: Washington smentisce le vittime

I Pasdaran rivendicano un «intenso attacco» nella notte tra il 1° e il 2 settembre contro più basi americane. Gli USA: «Nessuna vittima, risposta inefficace».

La Redazione ·2 settembre 2026 13:11 ·3 min di lettura

Nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 settembre 2026, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana — i Pasdaran — ha lanciato un attacco con missili balistici contro almeno quattro basi militari statunitensi in Giordania. Un video diffuso da Teheran mostra il lancio dei razzi; il comunicato ufficiale parla di «intenso attacco di missili balistici» che avrebbe causato «numerosi morti» tra i soldati americani e distrutto elicotteri d'attacco, droni e infrastrutture tecniche. Gli Stati Uniti respingono ogni parte di questa versione.

Washington smentisce le perdite e definisce l'attacco «inefficace». Fonti americane hanno dichiarato che le forze statunitensi hanno intercettato il lancio e che non si sono registrati né morti né danni ingenti. L'esercito giordano ha fornito numeri precisi: 13 missili balistici hanno varcato lo spazio aereo del regno, 10 sono stati abbattuti e i restanti 3 sono caduti in zone remote senza causare vittime. È una lettura dei fatti profondamente diversa da quella di Teheran, e per ora non vi sono elementi indipendenti per verificare quale delle due si avvicini di più alla realtà sul campo.

Gli obiettivi colpiti — o comunque presi di mira — comprendono Camp Titin, base dei Marines nei pressi di Aqaba; la base aerea Principe Hassan, dove i Pasdaran sostengono di aver distrutto hangar che ospitavano droni da ricognizione RQ-4 e MQ-9; la base aerea di Muwaffaq Salti, vicino ad Azraq; e la base Re Hussein. Si tratta di installazioni che ospitano forze statunitensi impegnate da anni in attività di addestramento, antiterrorismo e pattugliamento regionale.

Il contesto: un'escalation che dura da giorni

L'attacco iraniano non arriva dal nulla. Lunedì 31 agosto, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) aveva confermato di aver colpito obiettivi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione in Iran: sull'isola di Qeshm, a Bandar Abbas, Sirik, Chabahar, Konarak e all'aeroporto di Jiroft. Due giorni prima, domenica 30 agosto, Washington aveva già distrutto due lanciarazzi iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, sostenendo che fossero pronti per posare mine marine e minacciare la navigazione commerciale.

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Teheran ha giustificato la risposta notturna come rappresaglia diretta, citando in particolare un raid statunitense su una residenza a Sirik, nella provincia di Hormozgan. L'Iran afferma che in quella casa si teneva una cerimonia di matrimonio e che l'attacco ha causato almeno 4 morti e 50 feriti civili. Gli Stati Uniti non hanno smentito l'episodio, ma inquadrano tutti i loro attacchi come operazioni volte a «degradare la capacità dell'Iran di minacciare lo Stretto di Hormuz».

L'escalation non si è limitata alla Giordania. Droni iraniani hanno preso di mira la base aerea Sheikh Isa in Bahrain e posizioni in Kuwait, mentre in Iraq risultano colpite le aree di Harir ed Erbil. L'esercito kuwaitiano ha dichiarato di aver intercettato missili balistici e droni. Il quadro che emerge è quello di un confronto diretto tra forze americane e iraniane su un fronte regionale più ampio, anche se nessuna delle due parti ha formalmente dichiarato guerra.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rilasciato una dichiarazione che tenta di tenere insieme due messaggi opposti: «L'Iran non cerca la guerra», ha detto, «ma risponderà in modo decisivo a qualsiasi aggressione». Una formula che lascia aperte tutte le opzioni e non segnala un'intenzione di de-escalation a breve termine.

L'Agenzia dell'Unione Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) aveva già invitato le compagnie aeree a evitare lo spazio aereo giordano dopo attacchi iraniani avvenuti nel luglio 2026. La crisi notturna del 2 settembre è destinata a rafforzare quelle restrizioni, con ricadute dirette sul traffico aereo civile che attraversa la regione — incluse rotte che collegano l'Europa meridionale, e quindi l'Italia, con il Golfo e l'Asia meridionale.

La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. Nelle prossime ore si attende una risposta ufficiale da Washington su eventuali ritorsioni, mentre il Consiglio di Sicurezza dell'ONU potrebbe essere convocato in seduta d'emergenza. Per ora, la distanza tra la narrativa iraniana — che presenta l'attacco come un successo militare — e quella americana — che lo liquida come un fallimento intercettato — riflette la profondità di uno scontro in cui la guerra dell'informazione corre di pari passo con quella dei missili.

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