Tensione Usa-Iran torna a salire, il petrolio sopra i 90 dollari scuote le borse europee
Dopo nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz, il Brent vola a 90,49 dollari. Piazza Affari quasi invariata, ma Parigi e Francoforte cedono.
La ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha rimesso pressione sui mercati finanziari globali, trascinando le borse europee in territorio negativo nella seduta di lunedì 31 agosto e riportando il prezzo del greggio stabilmente oltre la soglia dei 90 dollari al barile. Piazza Affari ha tenuto meglio delle altre, chiudendo il Ftse Mib quasi invariato a 52.612,69 punti (-0,01%), sorretta dalla fiammata dei titoli energetici. Ma il contesto internazionale resta quanto mai instabile.
A innescare la nuova fiammata è stata la sequenza di eventi delle ultime ore: il 30 agosto le forze statunitensi hanno colpito lanciarazzi iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz — il primo attacco americano segnalato su suolo iraniano dalla fine di luglio. L'Iran ha risposto il giorno seguente lanciando missili contro strutture militari statunitensi in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Il presidente Trump ha avvertito che in caso di ulteriori ritorsioni gli attacchi americani saranno ancora più duri. Sullo sfondo, il conflitto tra i due paesi è in corso da oltre sei mesi, dopo essere scoppiato nel febbraio 2026; un cessate il fuoco di sessanta giorni siglato a metà giugno non ha retto.
Lo Stretto di Hormuz è un nodo vitale per l'economia globale: prima dell'inizio del conflitto vi transitava circa un quinto del commercio mondiale di petrolio. Le interruzioni nelle forniture hanno già fatto sentire i loro effetti sui prezzi: dopo aver toccato i 120 dollari al barile allo scoppio della guerra, il Brent era poi sceso, ma lunedì ha segnato un rialzo del 2,7%, chiudendo a 90,49 dollari. L'impennata ha avvantaggiato i grandi nomi dell'energia quotati a Milano: Tenaris ha guadagnato il 3%, Saipem e Eni il 2,3% ciascuna, contribuendo a limitare i danni sull'indice principale.
Meno fortunate le altre piazze europee. Il Cac 40 di Parigi ha perso lo 0,8%, il Dax 40 di Francoforte ha ceduto l'1,2%. Londra è rimasta chiusa per festività. Anche Wall Street ha chiuso in rosso: l'S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,3% a 7.686,14 punti, il Dow Jones ha ceduto circa 375 punti a 53.185,90 punti, il Nasdaq lo 0,1% a 26.370,89 punti. A pesare sull'umore degli investitori americani non c'è solo la geopolitica: il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha rinnovato l'allarme sull'inflazione persistente, portando i mercati ad attribuire circa il 65% di probabilità a un rialzo dei tassi già a settembre. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,75%, massimo da gennaio 2025.
Il gas naturale europeo ha aggiunto altra pressione: i prezzi hanno raggiunto lunedì un massimo degli ultimi tre anni e mezzo, sfondando quota 70 euro al megawattora, alimentati dal timore che una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz possa tagliare le forniture di gas qatariano verso l'Europa, che dipende da quello stretto per circa il 10% dei propri approvvigionamenti.
In Italia si segnala anche un peggioramento sul fronte dei titoli di stato. Lo spread Btp-Bund a dieci anni ha chiuso in rialzo a 83 punti, con il rendimento del decennale italiano salito di 6,1 punti base al 4,169%. Tra i fattori che complicano il quadro, anche il dato sull'inflazione: l'indice dei prezzi al consumo in Italia ad agosto ha segnato un +3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al 2,9% del mese precedente.
Il quadro complessivo restituisce mercati che si muovono in bilico tra la resistenza delle aziende legate all'energia — che dal conflitto traggono vantaggio diretto — e la crescente incertezza geopolitica e monetaria che pesa su tutto il resto. Per le famiglie europee, l'aumento del gas e del petrolio si traduce in bollette più alte e costi di trasporto più elevati: un effetto che, nella stagione autunnale alle porte, rischia di farsi sentire in modo più deciso nei prossimi mesi.